"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio
Per chi vuole utilizzare al meglio le funzioni più avanzate di Gogle, il ilbro Google Hacks, tradotto in italiano con Google trucchi e segreti per hacker, può fornire molti spunti interessanti, per es. come fare ricerche negli articoli online di un sito, trovare definizioni tecniche, usare al meglio i tool linguistici di Google, e naturalmente, l'interfaccia di Tanya Harvey Ciampi per i traduttori (già menzionata in passato su questo blog). Deludente è la traduzione italiana, a mio parere non adeguatamente localizzata, visto tutti gli esempi sono rimasti in inglese.
Ai miei studenti consiglio ancora Internet Search Tutorial for Translators di Manon Bergeron e Manten van Steenbergen. In particolare, agli studenti che credono nell'infallibilità di Internet consiglio di fare tesoro dei suggerimenti dell'Internet Detective (sempre utile, anche se 'vecchiotto').
Scienza e poesia
Secondo gli scienziati, il segreto della creatività sta nei conflitti fra parte destra e sinistra del cervello. Lo scienziato entra in testa al poeta.
Piccolo spazio pubblicitario
Il numero 0 del WebMag (fotografia).
FURL e Wiki
Del primo ne aveva parlato tempo fa Amy Gahran, seguita da MM. Io ho dei tempi un po' più lenti e sono spesso sospettosa delle novità. Ho iniziato a provare FULR solo qualche settimana fa. Come strumento per mettere ordine nel caos dei miei segnalibri è ideale (soprattutto se lavoro con un altro computer), ma la funzione MyCopy (che dovrebbe custodire una copia della pagina prevenendo la terribile malattia del linkrot ;-) non funziona a pennello come dovrebbe. Vale comunque la pena provarlo.
In Interdependent Thoughts, Ton Zylstra accennava alla sua idea di trasformare i commenti di un blog in un wiki a cui i lettori possono partecipare (su invito, immagino). L'idea mi è piaciuta subito (se solo Splinder...). E guarda caso il giorno dopo nell'ATA Chronicle trovo un articolo di Alex Lane sull'utilità del wiki per i traduttori.
Alex Lane usa il Wiki in modi diversi.
1. Come agenda.
2. Per la gestione dei progetti di traduzione e come database con informazioni sui clienti.
3. Per lo scambio di file di grandi dimensioni (a partire dal 10 MB) con i clienti.
4. Per lo scambio e la discussione di terminologia con colleghi che lavorano sullo stesso progetto.
Per quanto riguarda i primi due punti: in quanto afflitta da una serie di neurosi, tengo due agende complete di numeri di telefono ecc..., un'agenda cartacea e uno Zire 71. Così dormo tranquilla ;-) Avere tutti i dati online in un Wiki potrebbe servirmi solo come terza opzione di backup ;-) e se dovessi viaggiare molto per lavoro, che non è il mio caso.
La terza possibilità mi sembra sicuramente interessante: una pagina a cui possono accedere i clienti per caricare/scaricare progetti vari. L'unica mia obiezione è che i miei clienti ci tengono alla riservatezza.
Il quarto caso è quello che mi interessa di più: lo scambio di terminologia e di informazioni è, a mio parere, fondamentale per i traduttori. Le mailing list, come Langit, sono utili, ma significa ricevere un gran numero di messaggi che non mi riguardano. Un wiki consente non solo di suddividere i contributi per argomento, per progetto e così via, ma anche di ritrovare le informazioni anche in seguito, senza troppa fatica.
Piena di entusiasmo, ho lanciato la palla ad alcuni colleghi, che l'hanno lasciata cadere. Ci sono altri traduttori (a parte la persona summenzionata) su questo pianeta che usano il wiki (TWiki o WackoWiki) per il proprio lavoro? E in che modo?
La nota dolente dell'acquisizione
E' sempre stato un mio punto debole, anzi debolissimo. I miei commenti erano sempre 'non so promuovere il mio lavoro', 'non ho un'attitudine abbastanza commerciale', 'il mio lavoro non serve a nessuno' e, last but not least, 'non voglio compromettere i miei principi' (!). Ieri mi sono fatta coraggio e mi sono presentata al Practicum di Charta (di Maud de Vries) dal titolo 'Acquireren voor de lol', ovvero 'Divertirsi ad acquisire nuovi clienti'. Sono uscita dall'aula alle cinque del pomeriggio completamente sbalordita, perché neanche nei miei sogni più scatenati mi sarei immaginata che fare acquisizione potesse essere un'attività divertente, sì, ma anche creativa.
Raccontare tutto è impossibile. Mi limito a riportare alcune delle cose imparate:
- stabiliamo contatti con persone, non con aziende
- prima l'interazione, poi la transazione
- dare invece di prendere
- dimostrare e non fare acquisizione
Saranno cose note ai più, ma per me sono nuovi spunti su cui riflettere.
Rapporto
Sul sito Lisa una relazione dal titolo Translation Business Practices Report del reparto di traduzione della World Bank. Scaricabile in PDF e ideale per chi soffre d'insonnia.
Il secondo sesso
Il secondo sesso, il ilbro di Simone De Beauvoir pubblicato originariamente nel 1949, fu tradotto in inglese nel 1953 da Howard Madison Parshley, un professore di zoologia con una conoscenza scolastica del francese e nessuna nozione di filosofia, in particolare dell'esistenzialismo.
Per esempio, nella versione inglese
Beauvoir seems to generalize about women's limitations, when she writes that French mothers are stymied ''in spite of'' the availability of conveniently organized day nurseries. But this was a translation error. In the original French (''faute de creches, de jardins d'enfants convenablement organises'') Beauvoir was in fact attributing women's ''paralysis'' to the lack of child care -- a realistic comment on women's limited choices in France of the 1940's, when day care was scarce and both birth control and abortion were illegal.
Un altro errore madornale è la traduzione del termine 'subject', che per gli esistenzialisti francesi indicava una persona che esercita la propria libertà di scelta, e che è stato interpretato da Parshley come 'soggettivo', contrario di 'non oggettivo'. Ad aggravare il tutto si aggiunge il fatto che la traduzione inglese è stata 'accorciata' di almeno una quarantina di pagine.
What did Beauvoir herself think of the translation? In his introduction, Parshley says nearly all his ''modifications'' (i.e., cuts) were made ''with the author's express permission, passage by passage.'' But according to Bair's biography, Beauvoir was so upset by the changes that she wanted the Knopf edition to carry a statement dissociating herself from them. The publisher ignored the request -- just as, to be fair to Knopf and to Parshley, Beauvoir had ignored their repeated requests for consultation on the text. As for the mistranslations, she became aware of them only in 1982, four years before her death, when Margaret Simons wrote an article about it and sent it to her. Beauvoir wrote to Simons: ''I was dismayed to learn the extent to which Mr. Parshley misrepresented me. I wish with all my heart that you will be able to publish a new translation.''
Lost in Translation, Sarah Glazer (NY Times)
Contare
Se le persone non sanno contare è perché mancano loro le parole.
"The Piraha of the Amazon have almost legendary status in language research. They have no words at all for number. They use only only three words to count: one, two, many. To make things confusing, the words for one and two, in Piraha, are the same syllable, pronounced with a falling or rising inflection. And to make things really difficult, the word for one can sometimes mean "roughly one", and the word for two can sometimes mean "not many".
Da: One, two, ...er, too many (The Guardian)
Questa è una pagina (specialistica) dedicata alla lingua dei Piraha e questa è una pagina in portoghese (brasiliano) dedicata alla tribù in questione.
Francesismi
Oggigiorno ci si preoccupa dell'influsso negativo dell'inglese sull'italiano, ma una volta era il francese ad avere la meglio, per lo meno in campo automobilistico. Quando lo chauffeur puliva il parebrise di Gian Luigi Beccaria.
Castagne e scarpette
Levare le castagne dal fuoco nella fiaba equivale a fare le scarpe al povero gatto di Giovanni Nardi.
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