Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

28/02/2005

Basta una parola...

...a rallentare il corso della giustizia. 

La parola in questione è una parola araba: silaa7. (Per indicare alcuni suoni della lingua araba, per i quali non vi sono lettere del nostro alfabeto, si usano delle cifre.)

In questi giorni in Olanda si tiene il processo contro Samir A., un presunto terrorista arabo/olandese, accusato, fra l'altro, di aver preparato un attentato contro la centrale nucleare di Borssele. 
Il  processo è stato rinviato di quasi un mese perché nessuno riusciva a scoprire il significato della parola silaa7 trovata su alcuni documenti incriminanti. Non ci sono riusciti i servizi segreti, né gli esperti del Servizio Esplosivi olandese.

Per fortuna c'è riuscito invece venerdì scorso il Procuratore della Regina, che ha dichiarato che silaa7 significa 'arma'. Lo ha scoperto dopo aver passato alcune ore a 'googlare' su Internet.

Perdita di tempo: gli sarebbe bastato guardare sul dizionario arabo-olandese della casa editrice Bulaaq o su quello di Hans Wehr. E' esattamente quello che hanno fatto i giornalisti del quotidiano De Volkskrant (purtroppo l'articolo non è disponibile gratuitamente).

Postato da: BebaManno a 09:23 | link | commenti (5)

26/02/2005

Un po' d'Olanda

Ieri qualcuno mi ha detto che in questo blog si trovano pochi link sull'Olanda e l'olandese. Provo a rimediare.

Iniziamo con The Undutchables. E' stato uno dei primi libri che ho letto sull'Olanda, pensando che vi avrei trovato informazioni utili su cosa fare, dove andare, come comportarmi. Sbagliato. The Undutchables è dedicato agli aspetti più assurdi e, diciamolo pure, ridicoli della società olandese. Potrebbe scoraggiare i nuovi arrivati, ma non si può dire che non sia divertente. Originariamente pubblicato in inglese, ora è disponibile anche in het Nederlands. Sul sito si trovano anche foto di varie attività locali ed un filmato.

Più serio è il sito di Jan Stroop, professore di olandese all'UvA (Universiteit van Amsterdam), con articoli dedicati a problemi linguistici e non. Si noti la foto glamour con, sullo sfondo, il tipico paesaggio del polder. Tutto rigorosamente in olandese

Da qui passiamo al sito del Poldernederlands (che si apre con foto pensosa del professor Stroop), un sito dedicato all'olandese caratterizzato da una pronuncia più aperta dei dittonghi. Anche qui articoli su aspetti linguistici di vari autori, e tutto in het Nederlands.

Taalhuis, per chi vuole avventurarsi nel ginepraio dell'olandese. Ottimo complemento è il sito inglese Integral Dutch Course.

De Museumserver, per chi vuole visitare i musei olandesi.

Afrikaans, una pagina dedicata a quella che prima era considerata una varietà esotica dell'olandese, ed ora è una lingua vera e propria.

Het Klein Woordenboek der Vlaamse Taal, sito fiammingo sul lessico dei nostri vicini di casa.

Postato da: BebaManno a 10:53 | link | commenti (4)

24/02/2005

Serbo, croato, bosniaco e montenegrino

Un articolo del NY Times sulle differenze fra queste lingue. 

Postato da: BebaManno a 10:17 | link | commenti (3)

23/02/2005

Una stanza in Corea

I significati e le implicazioni della parola bang (=stanza) in coreano. 

When 'room' culture takes over perception, when a 'room mentality' is what you live by, that's when you have a problem. A room is an enclosed space and, as such, limited. This is the nature of a room 'mentality.' You might feel safe and comfortable at first, but you will soon suffer from, so to speak, a lack of fresh air. In other words, without the stimulation of outside influences, an inward looking, room 'mentality' makes the mind and imagination stale. Worse, a room 'mentality' reduces the ability to know what's going on outside. It can provide a retreat away from the harshness of the outer world, but if you cling to it, you could end up like 'a frog in the well' as the proverb warns, thinking that the well is the world.

Postato da: BebaManno a 14:32 | link | commenti (1)

<rant>

Qualcuno mi spieghi la differenza fra:

1. Accludiamo alla presente....

e

2. Alleghiamo alla presente... 

</rant>

Postato da: BebaManno a 10:32 | link | commenti (1)

22/02/2005

Principio n. 1

Per tradurre un qualsiasi testo, applicate pure qualsiasi criterio vi piaccia. Non è affatto vero che certi testi debbano essere necessariamente tradotti in un modo, e certi altri in un altro. Non esiste, in questo campo, alcuna regola a priori. Ma ne esiste una, ferrea, a posteriori: quale che sia il criterio scelto, esso va applicato fino alla fine. Se, a un certo punto, non vi riesce più di applicarlo, vuol dire che - adatto o no al testo - il criterio in questione era inadatto per voi.

Principio n.2

Se la vostra conoscenza dell'italiano da una parte, o quella della lingua da cui traducete dall'altra, non vi permettono di rendere in buon italiano le parole o le frasi difficili, guardate come la peste dalla tentazione di migliorare, traducendo, quelle facili.

Questi principi ed altri corollari sulla traduzione si trovano in Fruttero e Lucentini, I ferri del mestiere, pagg. 31-60.

Postato da: BebaManno a 11:31 | link | commenti (1)

19/02/2005

Fine del nostro prestigio

Un'intervista del Corriere con Francesco Sabatini, presidente dell'Accademia della Crusca, in seguito alla decisione di Bruxelles di non offrire più la traduzione in italiano per le conferenze stampa degli eurocommissari.

Postato da: BebaManno a 09:35 | link | commenti (2)

17/02/2005

Much ado about a verb

Il nuovo slogan dei Laburisti inglesi provoca molta più indignazione del loro programma politico. Britain Forward Not Back non contiene punteggiatura, né (orrore orrore) un verbo.

Postato da: BebaManno a 12:12 | link | commenti (1)

Auguri!

Compie 80 anni la gloriosa Treccani. 

Postato da: BebaManno a 12:04 | link | commenti (1)

16/02/2005

Passaporti

Laila Lalami di Moorish Girl segnala un'intervista di R. Birnbaum con Eva Hoffman, l'autrice di Lost in Translation

Uno dei punti affrontati nell'intervista è l'importanza di un passaporto. E' solo uno strumento pratico o fa parte della nostra identità?

Nel 2000, stufa di andare ogni anno a fare la fila all'Ufficio Stranieri e di essere trattata come un'importuna, ho chiesto la nazionalità olandese. Naturalmente, ero stata male informata dall'impiegato del comune. Secondo lui, avrei potuto mantenere la doppia nazionalità. Invece dopo qualche mese, ho ricevuto una lettera dal Consolato d'Italia che mi invitava a restituire il passaporto italiano (a cui ero attaccata per motivi, per così dire, risorgimentali): lo Stato olandese non accetta la doppia cittadinanza nel caso degli italiani e quindi le autorità italiane erano costrette a toglierci il passaporto.

Tempo fa, parlando di passaporti, identità, nazionalità ecc... , un collega olandese, noto per il suo tatto pachidermico, mi ha detto: "Prima eri straniera (vreemdeling), ora con un passaporto olandese sei solo strana (vreemd)".

Ora, a distanza di cinque anni, il marito ed io abbiamo trovato la risposta giusta alla domanda "Di dove siete?". Ogni volta rispondiamo: "Di Amsterdam".

Postato da: BebaManno a 09:07 | link | commenti (1)

 

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