Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

29/04/2006

Lingua pittorica

Chinese is a language that floats. No tenses, no moods, no declensions or inflexions, syntax malleable. Read left to right it can mean one thing, right to left another. A Chinese character is flexible - now a verb, now a noun, an adjective, an adverb - an actor comfortable in all parts. Its nature is architectural; meaning is designed by relative position, by auxiliary words, parallel beams, juxtaposed elements. Tone is critical, as is perspective. A word is not just a word - it is a made image of the world, an idol to be venerated. Chinese is often spoken with the index finger painting strokes in the air, pictures that reveal all and nothing: the perfect vehicle for poets, historians, rulers and spies.

Questo è solo uno dei momenti di bellissima scrittura e riflessione di Breaking the tongue, di Vyvyane Loh. Ne parlerò ancora fra qualche post.

Postato da: BebaManno a 10:44 | link | commenti

26/04/2006

A note on the Udmurt language 

There are many reasons not to learn Udmurt, and most of them are obvious. Nevertheless, the language adds a few extra arguments against itself through its extraordinary complexity. Those who studied German in school will recall getting annoyed at the language’s four grammatical cases. Udmurt has many more: eight cases for animate objects and a full fifteen for inanimate ones. But that’s not all: nouns also change their endings for their first, second and third forms, and for their singular and plural forms. Thus inanimate nouns have about two hundred possible endings for the speaker to juggle with.
            As for verbs, Udmurt has six past tenses alone. Three of these have the curious function of indicating that something might have happened, but the speaker can’t say for sure, as he didn’t see it himself. Also intriguing are the special ‘fictitious’ suffixes that mean pretending to do something or, on the other hand, pretending not to. I’ve always thought English could do with some of those. Meanwhile, the word ‘not’ conjugates rather like a verb, and the verbs used with it have special forms. The only concession to simplicity is that there is no concept of gender. There aren’t even separate words for ‘he’, ‘she’ or ‘it'. But that isn’t simple: it’s just confusing.
Do people really speak this language?

Da: Daniel Kalder, The Lost Cosmonaut, pagina 257.

Qui informazioni più chiare e scientifiche sull'udmurt.


 

Postato da: BebaManno a 18:30 | link | commenti (1)

25/04/2006

Uno delle mie parti

La parola, la parola è tutto.
Intanto io faccio una distinzione tra mot e parole, tra la chiacchiera e la parola. La parola deve muovere le radici dell' Essere e toccare il silenzio esistenziale, coinvolgere anche i grandi silenzi o farli sentire. Le parole muovono l'Essere e quindi io le misuro: d'altra parte è tutta tradizione dei liguri quella di misurare le parole, noi non sappiamo fare il Barocco; ci sono splendidi scrittori, Bufalino ad esempio, che scrivono un Barocco funebre; ma noi abbiamo la castità della parola. La parola è alonata di silenzio, si differenzia molto dalla chiacchiera: fa sentire il tempo o l'eterno, il lato segreto delle cose. Un modo di intendere il linguaggio che deriva in definitiva dalla poesia simbolista: come grande evocazione e non come intrattenimento. Laconicità... Essenzialità...

Francesco Biamonti, scrittore ligure, in un'intervista con Giorgio Ribaudo.

Postato da: BebaManno a 15:23 | link | commenti (6)

24/04/2006

Uut Grunn... ovvero non c'è più nulla di sacro

Non vi stupirete se dico che, all'occorrenza, gli olandesi sono disposti ad affitare o vendere persino la propria nonna. Ma le pecore....

Da Repubblica di oggi:

Le pecore saranno i nuovi cartelloni pubblicitari a basso costo del futuro. Accade in Olanda, dove la società di prenotazioni alberghiere online "Hotels.nl" ha iniziato a "vestire" numerosi ovini (in tutto il Paese sono 144, sparsi per le strade più trafficate) con un tessuto blu con impresso il logo dell'azienda. Il costo? Un euro al giorno per pecora. I "vestiti" sono costituiti da uno strato di citronella, per allontanare gli insetti, e da strisce di velcro che permettono un veloce ricambio dei loghi. L'iniziativa non è passata inosservata, soprattutto nella città di Skarteslan, che ha multato "Hotels.nl" per aver violato la legge locale sulle pubblicità lungo le strade a lunga percorrenza.

Siccome oggi mi hanno già scritto quattro persone chiedendomi il significato di uut Grunn (se fate clic sulla foto per ingrandirla. lo vedete meglio), ho pensato di rispondere in un post:

uut Grunn significa "uit Groningen", ovvero "di Groningen", Groninga in italiano, dove evidentemente sono a corto di creatività e di spazi pubblicitari.

Postato da: BebaManno a 17:21 | link | commenti

21/04/2006

Le conclusioni di un accademico, ... ovvero Friday humor

Theo van der Louw, docente di ebraico all'università di Groningen, ha collaborato alla nuova traduzione della Bibbia e ha appena completato uno studio sulle traduzioni dei Septuaginta. Nella sua tesi di dottorato Van der Louw presenta alcune importanti conclusioni sull'arte della traduzione di cui non voglio assolutamente privarvi.

Vertalen is een vak apart. De computergestuurde vertaalmachines die je op internet vindt vertalen meestal zo letterlijk, bijna woord voor woord, dat ze onmogelijke zinnen op je scherm toveren. Maar ook mensen die zich vertaler of tolk noemen, ondervinden problemen bij het vertalen. Woorden die je in de ene taal aantreft, bestaan niet in de andere taal; of ze bestaan wel maar hebben net een iets andere betekenis. Letterlijk vertalen is ook vaak onmogelijk omdat verschillende talen een verschillende zinsopbouw kennen. Meestal brengt de vertaler op verschillende niveaus (zowel op woord- als zinsniveau) veranderingen aan.

Tradurre è un mestiere a sé. Le traduzioni automatiche che si trovano su internet di solito sono così letterali, quasi parola per parola, da far apparire sullo schermo delle frasi impossibili. Ma anche coloro che si definiscono traduttori o interpreti incontrano dei problemi durante una traduzione. Alcune parole usate in una determinata lingua non esistono in un'altra; oppure, esistono ma hanno un significato leggermente diverso. Inoltre, spesso è impossibile tradurre letteralmente, perché la struttura delle frasi è diversa in ogni lingua. Di solito, il traduttore apporta dei cambiamenti a diversi livelli (sia a livello di parola che di frase).

Ma non è tutto.

Dat vertalers op verschillende manieren te werk kunnen was één van de belangrijkste conclusies uit het proefschrift van Theo van der Louw, dat in januari 2006 verscheen.

Una delle principali conclusioni contenute nella tesi di dottorato di Theo van der Louw, pubblicata nel gennaio 2006, è che i traduttori lavorano in modi diversi.

(link tramite Taalpost).

Postato da: BebaManno a 19:15 | link | commenti (1)

20/04/2006

Taccuini altrui

Inutile dire che sulla rete ci sono altri taccuini, molto più coinvolgenti di questo. Eccone alcuni:

Taccuino italiano, un programma di RAI International dedicato all'Italia: arte, storia, musica, letteratura, architettura, e così via.

Taccuino di viaggio: diari di viaggio da posti vicini e lontani. In Olanda in camper, ma anche un viaggio in Afganistan.

Il Taccuino del Taiji Chen: immagini, video e articoli.

Il taccuino di uno scrittore: il blog di Roberto Ferrucci.

Notebook: un sito dedicato alla cultura ebraica e rivolto in particolare agli studenti dell'università di Toronto. Sono stati pubblicati solo due numeri, scaricabili in PDF, ma promettono bene.

Postato da: BebaManno a 08:55 | link | commenti

18/04/2006

Beata ingenuità

Il primo volume dell'autobiografia di Wole Soyinka, intitolato Aké, narrava l'infanzia dell'autore negli anni '30-'40. Da qualche giorno è uscito il secondo volume,
You Must Set Forth At Dawn, che prevedo di acquistare nel giro di pochi giorni, perché mi prudono le mani.

A farmi scoprire Wole Soyinka è stata la mia insegnante d'inglese alle superiori, che ebbe il coraggio di fare leggere (e tradurre!) la poesia Telephone Conversation (1962) a una classe di quattordicenni:

The price seemed reasonable, location
Indifferent. The landlady swore she lived
Off premises. Nothing remained
But self-confession. "Madam," I warned,
"I hate a wasted journey--I am African."
Silence. Silenced transmission of
Pressurized good-breeding. Voice, when it came,
Lipstick coated, long gold-rolled
Cigarette-holder pipped. Caught I was foully.
"HOW DARK?" . . . I had not misheard . . . "ARE YOU LIGHT
OR VERY DARK?" Button B, Button A.* Stench
Of rancid breath of public hide-and-speak.
Red booth. Red pillar box. Red double-tiered
Omnibus squelching tar. It was real! Shamed
By ill-mannered silence, surrender
Pushed dumbfounded to beg simplification.
Considerate she was, varying the emphasis--
"ARE YOU DARK? OR VERY LIGHT?" Revelation came.
"You mean--like plain or milk chocolate?"
Her assent was clinical, crushing in its light
Impersonality. Rapidly, wave-length adjusted,
I chose. "West African sepia"--and as afterthought,
"Down in my passport." Silence for spectroscopic
Flight of fancy, till truthfulness clanged her accent
Hard on the mouthpiece. "WHAT'S THAT?" conceding
"DON'T KNOW WHAT THAT IS." "Like brunette."
"THAT'S DARK, ISN'T IT?" "Not altogether.
Facially, I am brunette, but, madam, you should see
The rest of me. Palm of my hand, soles of my feet
Are a peroxide blond. Friction, caused--
Foolishly, madam--by sitting down, has turned
My bottom raven black--One moment, madam!"--sensing
Her receiver rearing on the thunderclap
About my ears--"Madam," I pleaded, "wouldn't you rather
See for yourself?"

Mi ricordo che ero rimasta sbalordita, perché fino ad allora pensavo (e come me tanti altri) che la poesia dovesse essere sempre in rima e servisse solo a parlare di amore, natura e Dio.

Qui una recensione in inglese del nuovo volume (thanks Laila!).

Postato da: BebaManno a 21:18 | link | commenti

15/04/2006

A scuola di buone maniere

Leggo sul giornale di oggi che gli istituti di lingue nei Paesi Bassi stanno organizzando numerosi cultuurtrainingen, ovvero corsi di cultura, perché i businessmen olandesi spesso e volentieri non riescono a concludere un buon affare a causa delle loro cattive maniere.
 
Di esempi orripilanti ce ne sono molti.
Gli olandesi sono troppo diretti e mancano di tatto (i proverbiali elefanti nei negozi di ceramica). Danno troppo rapidamente del tu irritando soprattutto i colleghi francesi e tedeschi.
Pensano anche (e a torto) di conoscere bene le lingue straniere e quindi si lanciano in costruzioni sintattiche alquanto ardite, che fanno venire la pelle d'oca agli interlocutori. Spesso e volentieri concludono e-mail formali con un semplice Saluti. Per non parlare di colui che ha scritto a un cliente americano il seguente messaggio: I request you to send me the following information. Pare che sia scoppiato un finimondo...
Gli olandesi conoscono poco le altre culture. Durante la visita di una delegazione francese, il direttore di un'azienda ha offerto ai colleghi un pranzo a base di... panini e latte.
Se invece li invitate a casa vostra, gli olandesi si aspettano di ricevere un tour della vostra abitazione (compresa la camera da letto) e di venire immediatamente a conoscenza di tutti i dettagli più intimi della vostra vita privata.

Insomma, se venite a fare affari da queste parti, non dite di non essere stati avvisati.

Postato da: BebaManno a 18:59 | link | commenti

13/04/2006

Col fiato sospeso

It will not be of much comfort to President George Bush and others who, on occasion, struggle to make themselves understood. But some time soon the English language, according to at least one reasonably authoritative source, will create its one-millionth word.

The Global Language Monitor (GLM), a San Diego-based linguistic consultancy, reckoned that on 21 March (the vernal equinox) this year, there were about 988,968 words in the language, "plus or minus a handful". At the current rate of progress, the one-million mark will be reached this summer.

Il conteggio non è proprio onesto:

Up to 20 per cent of the words used by Global Language Monitor come from hybrids such as Chinglish and Japlish. Words from Chinglish include the business terms "drinktea", meaning closed, and "torunbusiness", meaning open. Bushisms such as "uninalienable" and 'misunderestimate' are included. 

Ma la domanda è quale sarà la milionesima parola?

 

Postato da: BebaManno a 09:55 | link | commenti

12/04/2006

Facciamogli vedere quanto siamo colti

Facciamo tutti il test del Guardian sulla letteratura italiana.

Postato da: BebaManno a 18:33 | link | commenti (1)

 

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