Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

30/06/2006

Nuovo link

C'è un nuovo link nel blogroll qui a destra. Si tratta di Taalbank, un blog dedicato all'olandese e curato da Ton den Boon, lessicografo del Van Dale.

(via)

Postato da: BebaManno a 13:52 | link | commenti
traduzione, linguistica, blogs, dizionari

28/06/2006

Murakami

Data l'imminente pubblicazione del nuovo libro  di Haruki Murakami, il  Sidney Morning Herald ha pubblicato qualche giorno fa un articolo sullo scrittore giapponese, dall'originalissimo titolo Not Lost in Translation.

Childless, like his characters, Murakami is free to pursue his daily regime of writing, translating and fitness. 
His evenings are spent listening to jazz and translating American novels into Japanese. Murakami has introduced the Japanese reading public to more than 40 works by the likes of Truman Capote, John Irving, Tim O'Brien and Grace Paley.

"Writing fiction, you get egotistical. You have to have confidence," he says. "But translating, you have to respect the text, so your ego shrinks to normal size. It's good for your mental health."

Postato da: BebaManno a 13:45 | link | commenti
libri, interviste, traduzione

24/06/2006

Scene da un matrimonio

Permettetemi una piccola confessione. Abitiamo insieme da almeno 16 anni e per lo meno 6 volte all'anno mio marito dice: "E' una questione di lana caprina". E io, ignorante come una capra, intuendo vagamente che cosa voglia dire, emetto un "mmh..." d'approvazione. Ma stamattina ho preso il toro per le corna: "questione di lana caprina", 848 hit su Google... e questa spiegazione:


Le pecore hanno la lana, ma le capre hanno il pelo o la lana? Può essere una questione importante! Quando si vuol criticare qualcuno che sottilizza, arzigogola su argomenti futilissimi, si dice che perde tempo intorno a questioni di lana caprina

...oltre a un possibile equivalente in portoghese:

questione di lana caprina, questão de lana-caprina, ninharia.


Nelle altre lingue: Mario Hazon dice futile debate (argument), mentre il Garzanti francese, più creativo, suggerisce discuter du sexe des anges o (espressione caduta in disuso) discuter sur la pointe d'une aiguille.
Il Lo Cascio olandese è il meno fantasioso di tutti: een onbelangrijke / irrelevante kwestie.

Ovviamente si accettano correzioni e suggerimenti.

Postato da: BebaManno a 11:38 | link | commenti (2)
traduzione, dizionari

22/06/2006

Lapsus freudiano?

Questo articolo di RaiNews24 forse interessa i germanisti.

Bisticci, critiche e cause legali in occasione della pubblicazione di una nuova traduzione dell'opera di Freud ad opera della casa editrice Bollate Boringhieri.

Secondo il germanista Luigi Reitani nella nuova versione ci sono errori davvero enormi. [...] «L'esito della nuova traduzione - sostiene Reitani - è contraddittorio e confuso. La 'Besetzung' di Freud - finora tradotta in italiano con 'investimento', il termine più vicino alla sua connotazione militaresca ed economica, diventa 'caricamento', con effetti talvolta bizzarri. Il termine 'Melancholie', che in Freud designa una situazione patologica e non uno stato d'animo, è appiattita nel comune 'malinconia', contro il più preciso 'melanconia' della precedente traduzione. Il termine 'Einfall', usato per esprimere l'importante concetto di 'associazioni libere', si trasforma in 'idee spontanee' o 'libere idee spontanee'. 'Repräsentanz' è stato tradotta non proprio limpidamente con 'vicario', con qualche acrobazia nei composti, per cui l'espressione 'psychische (Vorstellungs-)repräsentanz' è resa con 'vicario psichico (in forma di rappresentazione)'. 'Fixierung' diventa 'ancoraggio' (e non più 'fissazione'), non so con quale coerenza rispetto al principio di un lessico che si vorrebbe più vicino al linguaggio quotidiano».

Il commento di Reitani era già stato pubblicato nella Rivista dei Libri.

Postato da: BebaManno a 11:50 | link | commenti (2)
libri, traduzione

20/06/2006

L'essenza del mio Zen

C'è chi offre elenchi di letture per le vacanze, io preferisco elencare alcuni podcast da ascoltare in viaggio e non.

Writers on Writing
di Barbara DeMarco-Barrett, già menzionato qualche post fa: libri, scrittori, agenti, editori and what have you.

The Bookcast di Bill Thompson: fiction e non.

Concordance des temps: l'attualità del passato in un programma radiofonico di
Jean-Noël Jeanneney.

Podcast del NY Times Book Review: per sapere che cosa succede oltreoceano.

The Bat Segundo Show: il podcast di Edward Champion e il suo complice, il misterioso Bat Segundo. La puntata numero 46 parla anche di traduzione.

Culture Vulture Blog del Guardian: ogni tanto offre podcast interessanti.

Rai 3 propone alcuni programmi anche in versione podcast, fra cui Il libro del giorno di Fahrenheit. Purtroppo non ci sono link separati ai vari programmi, quindi rischiate di scaricare anche i podcast sulla vita di Paolo e Giovanni.

Radio Feltrinelli: i podcast della casa editrice Feltrinelli sono affidati a diversi scrittori e giornalisti, fra cui Tabucchi, Cacucci e Benni.

The Penguin Podcast: imperdibile.

Ovviamente si accettano suggerimenti d'ascolto.

Postato da: BebaManno a 18:58 | link | commenti (1)
viaggi, libri, interviste, traduzione, podcast

15/06/2006

Le mie vacanze (2)

Una passeggiata fra le nuvole

Se si vuole sfuggire ai gironi infernali dello shopping, basta andare verso il porto e prendere il traghetto per Wui Mo (Lantau).

L’isola di Lantau è la parte verde di Hong Kong, senza grattacieli o edifici moderni di qualsiasi tipo. Solo modeste case di contadini immerse in boschi fitti, con qualche ruscello e due o tre spiagge nascoste, note quasi unicamente ai surfer australiani. Il clima torrido rende l’isola un posto da favola. Qui le nuvole sono basse almeno 300 giorni all’anno. Ogni tanto si diradano per lasciare intravedere, per qualche secondo appena, un paesaggio spettacolare.

La meta comune a numerosi turisti e gente del luogo è il monastero buddista di Po Lin (Loto Prezioso), situato sul punto più alto dell’isola.
Per arrivarci si prende una bella corriera moderna, con aria condizionata letale, che va su su su, cinque tornanti a destra, su su su, due tornanti a sinistra, giù giù giù e ancora su. Un’ora dopo l’autista ti scarica davanti all’entrata del monastero.

Il Grande Buddha (e con grande intendo gigantesco) si cela fra le nuvole basse. Per avere un’udienza e ammirarne il suo sorriso enigmatico si devono salire i più di 200 gradini.

Ai piedi della scalinata un cartello indica il Sentiero della Saggezza, anch’esso immerso nelle nuvole basse, che conduce, come di dovere, attraverso un bosco buio e pauroso. Alla fine del sentiero lastricato si trova l’essenza della saggezza stessa: alcune pietre collocate al centro di una collinetta, circondate da 38 pali di legno disposti a tracciare il segno dell’infinito e su cui sono incisi i bellissimi caratteri cinesi del Sutra del Cuore (Heart Sutra), uno dei testi comuni al confucianesimo, al buddismo e al taoismo.

Saranno le nuvole, la poca luce, l’assenza quasi totale di persone, il silenzio ovattato o la mia immaginazione: questo è un luogo magico.

Postato da: BebaManno a 18:04 | link | commenti
viaggi

14/06/2006

Le mie vacanze (1)

Ho un problema.
Ogni anno intorno alla metà di marzo inizio a fare dei piani di vacanze, che ogni volta diventano sempre più audaci e avventurose, anche se in cuor mio quello che vorrei più di tutto è passare due settimane a letto in compagnia di una montagna di libri. Ma non so resistere alla tentazione rappresentata dallo stress e dagli stimoli di un posto lontano. Così ogni anno mi ritrovo su un aereo, pigiata come una sardina, a stretto contatto con un centinaio di perfetti sconosciuti in compagnia dei quali, in condizioni normali, non vorrei bere neanche un caffè.

Destinazione 2006: Hong Kong & dintorni.

L’arrivo è futuristico: si scende dall’aereo per entrare in un locale dall’atmosfera controllata. Una scala mobile conduce a un binario, dove un treno completamente automatico (ovvero, senza autista) trasporta delicatamente i passeggeri al controllo passaporti e al nastro dove si possono ritirare i bagagli. Treno, pullman, metro, treno e di nuovo pullman: gli dei dell’efficienza hanno calcolato perfettamente tutti gli spostamenti in modo da ridurre al minimo i tempi d’attesa.

Fuori da questo circuito, le cose sono leggermente diverse: per strada la temperatura è di 30°C, accompagnata da un’umidità del 91%. E’ una sauna gigantesca e appiccicosa, con la differenza che in questo caso puoi tenerti i vestiti addosso. Negli alberghi, nei caffè e nei ristoranti soffia invece il vento polare dell’aria condizionata, che sicuramente ha già provocato un gran numero di bronchiti. La gente non sembra soffrire né il caldo né il freddo. Tutti appaiono freschi e profumati come delle rose. Viene il dubbio che ci sia in vendita un potente deodorante a effetto prolungat
o veramente efficace.
Il quarto giorno arriva la tempesta nera (Black Storm): il colore è azzeccato. Alle 9 del mattino è buio pesto. Quando poi inizia a piovere, Kow Loon si trasforma nella scena iniziale di Blade Runner.

Le strade sono piene di gente e di veicoli, un brulicare ininterrotto fino a sera tardi. Ma i marciapiedi sono pulitissimi: non ci sono rifiuti, cartacce o mozziconi di sigarette. Chi sputa o getta per terra dei rifiuti viene punito con una multa di 15.000 dollari (1500 euro) e 6 mesi di reclusione. Chi dà da mangiare ai piccioni o altri volatili, viene spellato vivo.


L’architettura soddisfa tutti i gusti. A Hong Kong Island dominano i grattacieli di uffici e i palazzi moderni, gli shopping mall colossali e lussuosi, i negozi di costose marche occidentali. Uno degli edifici più belli è quello della HSBC, la banca di Hong Kong e Shanghai, progettato per essere smontato e rimontato altrove, qualora ve ne sia la necessità. Ai piedi della scala mobile, la domenica si riuniscono le donne di servizio filippine. Fanno un picnic, leggono, chiaccherano, telefonano a casa.

A Kow Loon si vedono soprattutto palazzi vecchi, trasandati, grigi e cadenti, vere e proprie bettole. E’ un susseguirsi fitto di negozi grandi e piccoli: alcuni dei quali, piccolissimi, sono ospitati nei portoni delle case. Ogni dieci metri c’è una persona che distribuisce volantini promozionali. Molti i vu’ cumprà: sono indiani e attivissimi. Nel giro di pochi minuti mi offrono un menù da turisti a base di sushi, un aspirapolvere completo di cuffia, Rolex finti, erbe medicinali cinesi, completi da uomo fatti su misura, massaggi e consulti.
Abbondano i negozi di elettronica, che vendono soprattutto telefonini cellulari. Qui tutti ne hanno uno, dallo scolaro al mendicante con un braccio solo che sta seduto per terra all’entrata di Kowloon Park.

La cosa più stupefacente sono però le persone, che giorno dopo giorno mi sorprendono per la loro cortesia, gentilezza e pazienza. Tutti aspettano tranquillamente in fila il proprio turno, sorridono curiosi (come in Occidente, anche qui il mio naso risveglia ogni tanto una certa ilarità), cercano di non tagliarsi la strada o di scontrarsi a vicenda. Nella metropolitana una voce ricorda regolarmente di aiutare i vecchi e i bambini a salire e scendere dalle scale mobili.

“A HK tutti parlano inglese.” Niente di più falso. Nonostante la segnaletica e gli annunci siano tutti in cantonese e in inglese, gran parte dei 6.8 milioni di cinesi che popolano HK non parla l’inglese o lo parla molto male. Si direbbe che abbiano smesso di studiarlo dopo la partenza di Chris Patten & Co. 

Postato da: BebaManno a 21:10 | link | commenti (1)
viaggi

02/06/2006

In partenza

Segnalo alcuni link per intrattenere i tre assidui lettori di questo blog durante le mie vacanze.

Da provare: Backpack, per organizzarsi meglio.

Da ascoltare: il podcast di Writers on Writing, il programma radiofonico di Barbara DeMarco-Barrett. Nell'archivio si trovano interviste interessanti con Laura Lippman, Edwige Danticat, Michael Chabon (a chi piace...), Zoe Heller e altri.

Da visitare: un sito dedicato allo scrittore francese Jean-Philippe Toussaint, il cui libro La télévision è stato consigliato di recente dal Litblog Co-op. Su RaiLibro c'è un articolo dedicato a Toussaint, con tanto di testimonianza del traduttore, Roberto Ferrucci.

DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE: il bellissimo articolo di Laila Lalami, The Missionary Position, che è, fra l'altro, anche una recensione del libro De Maagdenkooi di Ayan Hirsi Ali (tradotto in italiano:
Non sottomessa. Contro la segregazione nella società islamica).


Ci si rilegge fra due settimane.

Postato da: BebaManno a 09:58 | link | commenti (4)
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