Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

30/09/2006

3 x 2 (x 2)

Svendite Penguin in libreria. Si aggiungono alla pila:

Virginia Woolf, Night and Day

John Steinbeck, A Russian Journal (con foto di Robert Capa)

George Orwell, Down and Out in Paris and London

Virginia Woolf, To the Lighthouse

John Steinbeck, Zapata (verrà probabilmente scambiato entro breve con qualche altro libro)

Oscar Wilde, Complete Short Fiction

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libri

Invito all'ozio

In occasione di una nuova traduzione inglese di Oblomov di Goncarov, uno dei più bei romanzi della letteratura russa, Gary Shteyngart ci propone il diario dei suoi 10 giorni passati a leggere questo libro meraviglioso, un pericolosissimo invito all'ozio.

Il libro è tradotto anche in italiano da diversi traduttori (a seconda della casa editrice, quindi a voi la scelta di quella che preferite). E per chi proprio è terrorizzato all'idea di affrontare un romanzo russo, c'è Oblomov filmato da Nikita Mikhalkov.

Altro articolo interessante di Shteyngart: Mother Tongue Between Two Slices of Rye.

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libri, traduzione, articoli

Il trucco del crucco

Nella categoria Grammatica di Strada di Edupodcast un certo Alberto Pian, insegnante e psicanalista, offre trucchi grammaticali agli studenti italiani e non.
Il primo podcast della serie si intitola, appunto, Il trucco del crucco, e spiega quando scrivere e o è.
Le altre puntate: la differenza fra a ed ha, indicativo e congiuntivo, il condizionale.

Di per sé sono argomenti linguistici interessanti (lo sanno anche i miei studenti), ma non so perché, l'idea che un insegnante faccia uso di cliché culturali e linguistici (consolidandoli) mi mette a disagio.

Ascoltatelo e poi scrivetemi.

Postato da: BebaManno a 12:05 | link | commenti (2)
blogs, podcast

Regalo di San Gerolamo ovvero educhiamo i clienti.

Mi è arrivato questa mattina un regalo che condivido volentieri.

AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti) festeggia questa ricorrenza speciale con la pubblicazione della Guida all'Acquisto dei Servizi di Traduzione, pratico manuale rivolto ai committenti, con preziosi consigli per far fronte alle esigenze di traduzione.

Un valido supporto per tutte le aziende che desiderano traduzioni professionali e non sanno come orientarsi in un mercato confuso e variegato.

Qui si può scaricare il formato PDF.

Postato da: BebaManno a 11:40 | link | commenti (1)
traduzione

29/09/2006

Fretta, fretta, sempre più fretta

Ho la sensazione di essere un criceto che gira all'impazzata sulla ruota. Il menu di questa settimana lavorativa ha previsto fino ad ora: mungitura robotizzata, artoplastica totale del ginocchio e intervento chirurgico di revisione, intervista con CEO, CFO e altre sigle di una multinazionale, crema antirughe, gel di aloe vera puro al 100%, catalogo delle diverse varietà di patate olandesi, testi promozionali per una mela Greenstar così dissetante che è meglio di una Diet Coke, appuntamento dal notaio per un rogito, questionario per un sondaggio sulla soddisfazione dei dipendenti (e la mia di soddisfazione?), ...e la settimana non è ancora finita.

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varie

24/09/2006

Guest blogger: Emilio Brizzi

Leopoldo Carra, L’estate muore, Ponte alle Grazie (di prossima pubblicazione)

 Se leggere ci trasporta e rende partecipi di mondi e tempi diversi dalla nostra esperienza, l’uscita di un romanzo ambientato nella propria città natale e negli anni in cui il protagonista vive la sua giovinezza contemporanea alla nostra non può mancare di suscitare curiosità speculari, anche quando l’autore non sia un caro compagno di scuola, perso di vista da anni. Immaginatevi poi la concomitanza di tutte queste circostanze. Finalmente le memorie della nostra generazione sono giunte alle stampe e possiamo affrontare l’esperienza emotiva di confonderci con il protagonista, restando noi stessi, in qualche misura, senza traslazioni. Non è questa la remota Parigi di Hemingway, e nemmeno l’esotica California di Kerouac o la Torino di Pavese, ma l’Emilia di Enrico (alias Leopoldo Carra), un giovane laureato in letteratura, preso nelle incertezze del primo impiego – classico precariato – e in quelle dei primi amori. Non tanto dissimile dall’esperienza di tutti, ma ugualmente una rivelazione sensibile raccontata con uno stile disinvolto e sciolto – glissante, per citare uno dei tanti bellissimi verbi – con momenti brillanti nei dialoghi e pittoriche azzeccatissime descrizioni di luce e di atmosfera locale. Chi scrive questa storia ricca di accenti autobiografici non è però un giovane confuso, ma un letterato erudito, che ha saputo stemperare anni di esperienza editoriale in un racconto fresco e commovente, una fusion di influenze e di emozioni che toccheranno anche chi non sa cosa siano i Paolotti.


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libri

Two Front Doors

Un articolo da The Hindu, che ha un inizio sorprendente

  
NINETY years ago, in a grand and morbid gesture, Edmond Larforest, a writer in Haiti, tied a French Larousse dictionary around his neck and jumped off the pier to a watery death. He dramatised, fatally, the artistic drowning of Haitian language and culture in a powerful and hegemonic tradition. Half a century later, a young man named Chinnasami walked into the Tiruchi railway station, poured kerosene on himself, lit a match, and burned to death shouting "Tamizh vazhga" (long live Tamil) over and over again. He too was protesting against an imposition: Hindi in Tamil Nadu.

Why? Why take such extreme steps for a language?


continua illustrando la complicata situazione lingustica in India, e si conclude con alcune belle riflessioni sul ruolo della traduzione e del traduttore.

[...] translation is not about moving between two dictionaries as a lot of people think it is, but between two encyclopaedias. To translate is to live dangerously as a literary nomad [...]

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varie, traduzione, linguistica

23/09/2006

Lettura

Spegnete la TV e leggete, grida Liseuse, e io aggiungo: leggete lentamente. Ecco perché.

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libri

22/09/2006

Esperimento

Qualche giorno fa ho fatto un esperimento personale: ho partecipato per la prima volta a un webinar. Organizzato da Trados (I know, I know), era intitolato The Importance of Terminology Management. La relatrice era la dottoressa Sue Ellen Wright della Kent State University (OH, USA), l'esperta per antonomasia nel campo della terminologia. Il tutto era gratuito e gratis è la mia parola preferita.

Per prima cosa il contenuto: il webinar è stato aperto da un rappresentante di Trados, che ha ovviamente parlato di un nuovo tool di estrazione della terminologia, in offerta con uno sconto del 10% fino alla fine del mese ecc...
La presentazione vera e propria di Sue Ellen era rivolta principalmente alle aziende e alle agenzie di traduzione. L'essenza del discorso era che la gestione di un database terminologico è importante per comunicare bene, lavorare con maggiore efficienza, tradurre più velocemente, risparmiare sui costi di traduzione...nulla di nuovo sotto il sole.

Ma quello che mi ha entusiasmato è stato il formato del webinar. Per prima cosa ci si deve registrare su un sito, si riceve un ID e una password da utilizzare per accedere a un'altra pagina. Infine si deve telefonare a un numero apposito. Come lo racconto sembra complicato, ma non lo è.
Mentre si ascolta il relatore al telefono, sullo schermo del computer si vede la presentazione in Power Point. Sulla schermata ci sono alcune opzioni, indicate chiaramente, per inviare domande al panel di esperti durante o dopo la conferenza, messaggi agli altri partecipanti ecc... Insomma, un gioiellino.

Soprattutto qui in Olanda, dove l'educazione permanente è un obbligo per noi traduttori (1 punto per un workshop di un giorno; ogni anno si devono accumulare 4 punti) e dove i corsi di formazione e aggiornamento sono rivolti soprattutto ai traduttori olandesi, inglesi e tedeschi, il formato del webinar potrebbe rappresentare la soluzione a molti dei nostri problemi. Io personalmente ho iniziato subito a sognare ad occhi aperti: una serie di webinar organizzati dall'AITI o dall'ANITI, a cui potrei partecipare pur restandomene a casa....

Parlando con entusiasmo di questa mia esperienza con alcuni colleghi per saggiare un eventuale interesse, sono riuscita a creare il vuoto intorno a me nel giro di pochi minuti. I colleghi sono fuggiti chi a gambe levate, chi alzando le braccia al cielo, chi urlando: "No, un altro programma da imparare, no..." Information overload? Paura della novità? Pigrizia? Disinteresse?

Postato da: BebaManno a 10:42 | link | commenti (3)
varie

21/09/2006

Shafak on language

According to Shafak, language has been at the heart of the process of creating a new nation state, with words of Persian, Arabic or Sufi origin being purged from the language in an attempt to break away from the Ottoman past. "In the name of modernisation our language shrunk tremendously," she says.

"As a writer who happens to be a woman and attached to Islamic, as well as Jewish and Christian heterodox mysticism, I reject the rationalised, disenchanted, centralised, Turkified modern language put in front of me," she declares. "Today in Turkey, language is polarised and politicised. Depending on the ideological camp you are attached to, for example Kemalists versus Islamists, you can use either an 'old' or a 'new' set of words."

It is a choice she refuses to make, filling her writing with both "old" and "new" words. She says her fiction is like "walking on a pile of rubble left behind after a catastrophe. I walk slowly so that I can hear if there is still someone or something breathing underneath. I listen attentively to the sounds coming from below to see if anyone, any story or cultural legacy from the past, is still alive under the rubble. If and when I come across signs of life, I dig deep and pull it up, above the ground, shake its dust, and put it in my novels so that it can survive."

[...]

There are certain things I'd rather write in English, certain others I'd rather write in Turkish," she explains. "English, to me, is a more mathematical language, it is the language of precision. It embodies an amazing vocabulary and if you are looking for the 'precise word', it is right out there. Turkish, to me, is more sentimental, more emotional." English seems more suited for philosophy, analytical writing or humour, "but if I am writing on sorrow I'd rather use Turkish."

E' di oggi la notizia che Elif Shafak è stata assolta per aver parlato di genocidio in uno dei suoi libri.


Postato da: BebaManno a 20:43 | link | commenti
libri, articoli

 

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