"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio
I dizionari sono la vodka della letteratura
Un altro bellissimo discorso di Erin McKean.
Riflessioni su Google Translate - Guest blogger: Luigi Muzii
La traduzione automatica non è soltanto campo di ricerca. Le applicazioni concrete sono diverse, anche se la maggior parte rientra ovviamente in ambito militare. Il divertito scetticismo, la supponenza a volte, con cui taluni guardano ai suoi risultati nasconde una robusta vena di nervosismo. Della traduzione automatica hanno, infatti, letteralmente il terrore i traduttori insicuri di sé e del proprio lavoro ovvero quelli che guardano al proprio mestiere come a una professione, a un'arte o a una missione.
Lo scopo della traduzione automatica è, essenzialmente, economico. Come rendere diversamente comprensibili enormi quantità di testi redatti in lingue diverse dalla propria rapidamente e a costi sostenibili? Molti, tuttavia, si avvicinano alla traduzione automatica con la stessa ingenuità con cui altrettanto la criticano. Da un punto di vista didattico è uno strumento straordinario. La capacità di elaborazione del cervello umano resta ineguagliata e probabilmente un sistema di intelligenza artificiale
che le si avvicini è ancora molto di là da venire. Gli algoritmi su cui si basano le applicazioni di traduzione automatica, però, per quanto complessi, cercano tutti di riprodurre, semplificandolo, il metodo umano. Analizzare e comprendere gli "errori" di una traduzione automatica può quindi aiutare a semplificare e ingentilire il proprio modo di tradurre, e di scrivere. Spesso scambiamo per creatività l'artificiosità, l'inutile complessità, forse perché la semplicità non è un dono di natura, anzi, e costa fatica, tanta fatica.Le ambiguità che spacciamo per giochi di parole, similitudini e metafore stanno lì a dimostrare solo pigrizia.
Una quindicina di anni fa, le ricerche puntano su motori a basi di conoscenza, oggi si parla di motori statistici. Si tratta di due modi, neanche troppo diversi, di istruire la macchina, di indurla ad apprendere dalla propria esperienza. Nel primo caso era la terminologia a guidare la traduzione, ma non secondo la visione di un Ortega y Gasset, bensì come insieme di indici semantici; nel secondo caso, è il confronto con grandi corpora e il ripetersi delle occorrenze che permettono alla macchina di imparare.
Rimane, però, il problema della redazione del testo da tradurre, ma è possibile imparare a scrivere in modo semplice e chiaro senza essere banalmente elementare, e può essere assolutamente conveniente. L'esperienza che il consorzio aeronautico europeo AECMA la dice lunga al riguardo. Lo sviluppo del Simplified English ha richiesto anni, ma ha permesso di risparmiare enormi somme di denaro, per la traduzione, cui spesso si rinuncia tout court, la formazione e la manutenzione.
Ad ogni modo, anche il più evoluto motore di traduzione automatica opera secondo il modello mutuato dall'uomo, per segmenti. Il vantaggio di un motore statistico è quello di riuscire a considerare interi corpora multilingue, anziché coppie di segmenti, perché le macchine, un vantaggio rispetto all'uomo l'hanno conseguito: la rapidità. La capacità di elaborazione di un modesto PC "entry level" di oggi predisposto per il funzionamento con Vista è il doppio di quella del mitico ELEA 9003, il primo calcolatore commerciale della storia (1959) completamente costruito a transistor, ideato e costruito da italiani. Peraltro l'Italia è terra anche di traduzione automatica, non solo di pomodori di Pachino e di basilico.
L'equivoco più grave che circonda la traduzione automatica riguarda, però, proprio la ricerca, che non procede, infatti, di pari passo con gli sviluppi dell'informatica e della linguistica, nemmeno di quella computazionale. Basti pensare agli studi in materia di qualità della traduzione automatica che ancora si basano sul confronto tra i testi. La tecnologia ha permesso, però, di semplificare, e di molto, la costruzione di corpora, e lo sviluppo di sistemi autore per linguaggi controllati. Ma di linguaggi controllati per l'italiano non ce n'è, come non c'è una guida di stile italiana aggiornata.
Non saprei neanche dove reperire un corpus bilingue qualsiasi, anche perché il nostro sistema accademico premia la politica dei cassetti chiusi. E pensare che il Web era nato per diffondere il sapere scientifico, per condividere i risultati delle ricerche. L'ultima cosa divertente è stata la promozione di una "Lezione conferenza sullo stato attuale delle tecnologie usate in campo linguistico" che aveva tutto il sapore di una seduta dimostrativa, sul tipo delle riunioni di signore a cui mia madre ci trascinava da bambini, a casa di amiche che "arrotondavano". Solo quest'anno, ho contato dodici eventi sulla traduzione in Italia, in almeno sei università. Evidentemente coordinarsi e unire le forze per la ricerca è proprio qualcosa che non ci garba. Ma l'ultimo cui ho sentito chiedere di fare sistema, sta dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, di essere solo l'ennesimo italiano cui interessano solo gli affaracci suoi.
Tornando a Google Translate, perché mi rendo conto di aver divagato un po' troppo, mi sembra si tratti di un bel giocattolo, molto sofisticato, ma ancora un giocattolo, anche se promette di aprire nuovi scenari purché non si pretenda che sia lo strumento ad adattarsi all'utente, ma il contrario.
Del resto, a parte Jeff Allen qualche anno fa, c'è nessun altro che ha pensato che un sistema commerciale di gestione delle memorie di traduzione si può usare anche come CMS?
Il prossimo approdo della traduzione automatica, neanche troppo lontano, anzi, sarà la localizzazione. Non è difficile prevedere che lo spostamento di risorse sulle piattaforme Web crescerà in maniera esponenziale nei prossimi anni, più di quanto non abbia fatto finora. Presto le applicazioni da scrivania scompariranno o saranno a bassissimo costo e non sarà più conveniente localizzarle. Di interfacce utente dalle sembianze umane ne vedremo sempre meno...
Preconcetto e pre(-)concepimento
Luigi Muzii mi ha appena segnalato sia il nuovo strumento di ricerca e traduzione marca Google, sia un interessante post di Nicola Poeta con relativi commenti di Luigi. Da parte mia, non ho resistito alla tentazione di fare una pausa e provare il nuovo gioco.
Visto che Google afferma che questa funzione fornirà sicuramente the gist of information, scelgo qualche riga del testo che ho sotto gli occhi.
Testo originale 1:
The future mother and her family should be aware of the potential (fetal and maternal) complications, and contraception advice should be part of the annual review in general diabetes clinics,” they write.
La traduzione di Google:
Libri su S&C
La foto della sottoscritta qui a destra è stata scattata lo scorso autunno dal signor Manno, durante una visita rituale alla libreria Shakespeare & Co, a Parigi. Non vi racconto la storia appassionante di questa libreria polverosissima e tutta da esplorare, potete leggerla qui.
Ma oggi ho scoperto che su Flickr è nato un gruppo dedicato a S&C, che, a quanto pare, affascina tutti. Non solo, ma ho scoperto anche che il giornalista canadese Jeremy Mercer ha scritto un libro (Books, Baguettes and Bedbugs nella versione britannica e Time Was Soft There nella versione americana), sul suo soggiorno a Parigi e alla S&C.
Ci sono anche altri due libri sull'argomento che, ahimé, andrebbero aggiunti al carrello della spesa: il primo è scritto da Sylvia Beach, la fondatrice originaria della libreria, ed è intitolato semplicemente Shakespeare & Co. Il secondo è di Noël Riley Fitch: Sylvia Beach and The Lost Generation.
Traduwiki
Perché tutti possono/devono/devono poter (a scelta) tradurre.
The Paris Review con sonoro
E.L. Doctorow, Paul Auster e altri leggono brani tratti dai loro libri, grazie a TPR.
Link per il fine settimana
E' stata una settimana faticosa: tantissimi testi urgenti, anzi urgentissimi, codici XML a più non posso, articoli da leggere che si accumulano sulla scrivania, pioggia ininterrotta (speriamo che le dighe tengano), software da provare, e con l'Amsterdam Literary Festival che sta per cominciare devo ancora scegliere a quali incontri andare (scusate la rima). Per non parlare dei mercati dei libri (due domeniche consecutive, oh joy!) da saccheggiare.
Un arretrato molto arretrato: su Time del lontano 9 gennaio un'intervista con lo scrittore ungherese Imre Kertész.
Arretrati meno gravi: la temutissima Michiko Kakutani recensice l'ultimo romanzo di Don DeLillo. E non le piace.
Philip K. Dick viene finalmente rivalutato come scrittore di opere letterarie "serie".
So it's hard to know what Dick, who died in 1982 at the age of 53, would have made of the fact that this month he has arrived at the pinnacle of literary respectability. Four of his novels from the 1960s - "The Man in the High Castle," "The Three Stigmata of Palmer Eldritch," "Do Androids Dream of Electric Sheep?" and "Ubik" - are being reissued by the Library of America in that now-classic Hall of Fame format: full cloth binding, tasseled bookmark, acid-free, Bible-thin paper.
L'articolo contiene anche dettagli gustosi: a quanto pare Dick riusciva a ingoiare qualcosa come 1.000 pastiglie di anfetamine alla settimana, con la giusta dose di alcool e droga riusciva a scrivere per 20 ore consecutive, ha avuto 5 mogli e tante amiche (quella che al giorno d'oggi si definirebbe una coalition of the willing) e altro.
Articoli freschi freschi
Mohja Kahf e le sue poesie sulla vita della comunità arabo-americana
L'urdu ha un futuro roseo
Retorica russa
Dal Guardian: il giornalista Andrew Marr passa un mese a leggere ebook e Will Self spiega che cosa lo spinge a scrivere.
Chuck et al.
Chuck Palahniuk, autore, fra l'altro, di Fight Club etc...., ha pubblicato un nuovo romanzo, recensito sul NY Times. Per chi non conosce la prosa di Palahniuk, qui c'è il suo sito e qui un racconto (grazie FDM!) a dir poco sconcertante.
Anteprima interessante è il primo capitolo di Send (autori: David Shipley e Will Schwalbe), libro dedicato all'uso della posta elettronica. Godetevelo, il libro è ancora in hardcover.
Arretrato: il podcast del 15 aprile del NY Times offre un'intervista con i traduttori Edith Grossman, specializzata in letteratura spagnola e sudamericana, e Joel Agee, traduttore di Elfriede Jelinek.
Per il sabato sera
Why not the Worst?
Confesso: mi piacciono i libri di Lisa See, Laura Lippman e Henning Mankell. Una volta ho leggiucchiato anche una biografia di Richard Burton.
Bad books are an essential part of life, as entertaining and indispensable as bad clothing (ironic polyester shirts), bad music (John Tesh at Red Rocks, Phil Collins anywhere), bad trends (metrosexuality, not using toilet paper for a year in order to “help” the environment) and bad politicians (take your pick). I started reading extremely bad books as a boy, when my beloved but slightly unhinged Uncle Jerry lent me the classic Reds-under-the-beds screed “None Dare Call It Treason,” and have been reading them ever since.
Blog: De recensie - Blog di recensioni letterarie. In olandese.
Warum ich so weise bin: neologismi inglesi coniati da bloggers.
The Curious Dreamer: il dizionario dei simboli onirici.
Podcast/Radio: Word of Mouth, programma della BBC Radio 4.
Magnificent!
E' l'unica parola che mi viene in mente dopo aver letto questo discorso tenuto da Virginia Woolf nel lontano 1928, pubblicato oggi sul Guardian.
A thousand pens are ready to suggest what you should do and what effect you will have. My own suggestion is a little fantastic, I admit; I prefer, therefore, to put it in the form of fiction. I told you in the course of this paper that Shakespeare had a sister; but do not look for her in Sir Sidney Lee's life of the poet. She died young - alas, she never wrote a word. She lies buried where the omnibuses now stop, opposite the Elephant and Castle. Now my belief is that this poet who never wrote a word and was buried at the crossroads still lives. She lives in you and in me, and in many other women who are not here tonight, for they are washing up the dishes and putting the children to bed. But she lives, for great poets do not die; they are continuing presences; they need only the opportunity to walk among us in the flesh.
Leggetelo qui per intero. L'articolo fa parte della serie Great Speeches of the 20th century.
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