Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

26/05/2007

Riflessioni su Google Translate - Guest blogger: Luigi Muzii

La traduzione automatica non è soltanto campo di ricerca. Le applicazioni concrete sono diverse, anche se la maggior parte rientra ovviamente in ambito militare. Il divertito scetticismo, la supponenza a volte, con cui taluni guardano ai suoi risultati nasconde una robusta vena di nervosismo. Della traduzione automatica hanno, infatti, letteralmente il terrore i traduttori insicuri di sé e del proprio lavoro ovvero quelli che guardano al proprio mestiere come a una professione, a un'arte o a una missione.

Lo scopo della traduzione automatica è, essenzialmente, economico. Come rendere diversamente comprensibili enormi quantità di testi redatti in lingue diverse dalla propria rapidamente e a costi sostenibili? Molti, tuttavia, si avvicinano alla traduzione automatica con la stessa ingenuità con cui altrettanto la criticano. Da un punto di vista didattico è uno strumento straordinario. La capacità di elaborazione del cervello umano resta ineguagliata e probabilmente un sistema di intelligenza artificiale
che le si avvicini è ancora molto di là da venire. Gli algoritmi su cui si basano le applicazioni di traduzione automatica, però, per quanto complessi, cercano tutti di riprodurre, semplificandolo, il metodo umano. Analizzare e comprendere gli "errori" di una traduzione automatica può quindi aiutare a semplificare e ingentilire il proprio modo di tradurre, e di scrivere.  Spesso scambiamo per creatività l'artificiosità, l'inutile complessità, forse perché la semplicità non è un dono di natura, anzi, e costa fatica, tanta fatica.Le ambiguità che spacciamo per giochi di parole, similitudini e metafore stanno lì a dimostrare solo pigrizia.

Una quindicina di anni fa, le ricerche puntano su motori a basi di conoscenza, oggi si parla di motori statistici. Si tratta di due modi, neanche troppo diversi, di istruire la macchina, di indurla ad apprendere dalla propria esperienza. Nel primo caso era la terminologia a guidare la traduzione, ma non secondo la visione di un Ortega y Gasset, bensì come insieme di indici semantici; nel secondo caso, è il confronto con grandi corpora e il ripetersi delle occorrenze che permettono alla macchina di imparare.

Rimane, però, il problema della redazione del testo da tradurre, ma è possibile imparare a scrivere in modo semplice e chiaro senza essere banalmente elementare, e può essere assolutamente conveniente. L'esperienza che il consorzio aeronautico europeo AECMA la dice lunga al riguardo. Lo sviluppo del Simplified English ha richiesto anni, ma ha permesso di risparmiare enormi somme di denaro, per la traduzione, cui spesso si rinuncia tout court, la formazione e la manutenzione.
Ad ogni modo, anche il più evoluto motore di traduzione automatica opera secondo il modello mutuato dall'uomo, per segmenti. Il vantaggio di un motore statistico è quello di riuscire a considerare interi corpora multilingue, anziché coppie di segmenti, perché le macchine, un vantaggio rispetto all'uomo l'hanno conseguito: la rapidità. La capacità di elaborazione di un modesto PC "entry level" di oggi predisposto per il funzionamento con Vista è il doppio di quella del mitico ELEA 9003, il primo calcolatore commerciale della storia (1959) completamente costruito a transistor, ideato e costruito da italiani. Peraltro l'Italia è terra anche di traduzione automatica, non solo di pomodori di Pachino e di basilico.

L'equivoco più grave che circonda la traduzione automatica riguarda, però, proprio la ricerca, che non procede, infatti, di pari passo con gli sviluppi dell'informatica e della linguistica, nemmeno di quella computazionale. Basti pensare agli studi in materia di qualità della traduzione automatica che ancora si basano sul confronto tra i testi. La tecnologia ha permesso, però, di semplificare, e di molto, la costruzione di corpora, e lo sviluppo di sistemi autore per linguaggi controllati. Ma di linguaggi controllati per l'italiano non ce n'è, come non c'è una guida di stile italiana aggiornata.
Non saprei neanche dove reperire un corpus bilingue qualsiasi, anche perché il nostro sistema accademico premia la politica dei cassetti chiusi. E pensare che il Web era nato per diffondere il sapere scientifico, per condividere i risultati delle ricerche. L'ultima cosa divertente è stata la promozione di una "Lezione conferenza sullo stato attuale delle tecnologie usate in campo linguistico" che aveva tutto il sapore di una seduta dimostrativa, sul tipo delle riunioni di signore a cui mia madre ci trascinava da bambini, a casa di amiche che "arrotondavano". Solo quest'anno, ho contato dodici eventi sulla traduzione in Italia, in almeno sei università. Evidentemente coordinarsi e unire le forze per la ricerca è proprio qualcosa che non ci garba. Ma l'ultimo cui ho sentito chiedere di fare sistema, sta dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, di essere solo l'ennesimo italiano cui interessano solo gli affaracci suoi.

Tornando a Google Translate, perché mi rendo conto di aver divagato un po' troppo, mi sembra si tratti di un bel giocattolo, molto sofisticato, ma ancora un giocattolo, anche se promette di aprire nuovi scenari purché non si pretenda che sia lo strumento ad adattarsi all'utente, ma il contrario.
Del resto, a parte Jeff Allen qualche anno fa, c'è nessun altro che ha pensato che un sistema commerciale di gestione delle memorie di traduzione si può usare anche come CMS?

Il prossimo approdo della traduzione automatica, neanche troppo lontano, anzi, sarà la localizzazione. Non è difficile prevedere che lo spostamento di risorse sulle piattaforme Web crescerà in maniera esponenziale nei prossimi anni, più di quanto non abbia fatto finora. Presto le applicazioni da scrivania scompariranno o saranno a bassissimo costo e non sarà più conveniente localizzarle. Di interfacce utente dalle sembianze umane ne vedremo sempre meno...

Postato da: BebaManno a 11:36 | link | commenti (1)
traduzione


Commenti
#1   27 Maggio 2007 - 11:40
 
Due parole in più sul servizio Cross-Language Search di Google. Ovviamente, i migliori risultati si ottengono con le interrogazioni più "traducibili", il che non significa necessariamente più semplici. Google, inoltre, invita gli utenti a contribuire con suggerimenti volti a migliorare il servizio e sarà quindi interessante tornare a valutarlo tra qualche mese. Dal Blog di John Yunker, infine, apprendo che Jessica Vascallero del Wall Street Journal informa che Yahoo Answers ha messo a punto un servizio analogo, ma che, come fu per i suoi inizi, si basa quasi esclusivamente sul contributo umano, giacché indicizza le domande, e le risposte, di altri utenti.
Queste sono notizie, comunque, che andrebbero accoppiate ad altre come quella dei 58 traduttori di arabo espulsi dall'esercito USA perché omosessuali pur a fronte dell'impegno bellico e dell'impennata nella richiesta di linguistiseguita ai fatti dell'11 settembre.
Sempre John Yunker riporta infatti le parole di Tim Mayer, vice presidente di Yahoo Search, che ha scoperto che c'è tutto un mondo, di informazioni, si badi bene, fuori dagli USA.
Infine, bisognerebbe riflettere sul perché vi sia tanto rinnovato interesse per la traduzione automatica negli Stati Uniti. Microsoft, pre esempio, lavora a un interprete del linguaggio naturale che permetta di tradurre i documenti in base al loro contenuto semantico anziché letterale e prevede di riuscire a implementarlo nell'immediato futuro in MSN Live search.
Dopo il rapporto ALPS, le ricerche si sono sviluppate in paesi, come l'Unione Europea o il Giappone, con esigenze di multilinguismo o di apertura all'occidente. I fondi limitati disponibili non hanno permesso avanzamenti spettacolari, ancorché quelli conseguiti siano stati comunque sensibili. È signigicativo, quindi, che da più parti, negli USA si punti il dito contro l'atteggiamento degli studenti generalmente molto poco inclini a studiare le lingue ritenendo troppo ripida la curva di apprendimento.
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