Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

23/09/2007

Del perché un traduttore dovrebbe fare un workshop di scrittura (creativa) in una lingua straniera

Perché fa bene uscire dalla propria comfort zone fisica (l’ufficio) e psicologica. Posologia: sicuramente una volta l’anno, due se avete superato i 40. Ad libitum dopo i 50.

Perché per una volta si mette da parte il vocabolario aziendale, tecnico, medico, commerciale. Si riscopre un vocabolario più personale e originale. Parole che ci siamo dimenticati o di cui abbiamo solo una conoscenza passiva appaiono quasi miracolosamente sulla carta.

Perché si incontrano persone che condividono i nostri stessi interessi e la nostra stessa passione.

Perché è un’occasione per lavorare sulle proprie idee, invece di chiarire quelle degli altri.

Perché aiuta a riconoscere parole chiave e fili conduttori nei propri pensieri.

Perché bisogna sapersi sputtanare.

Postato da: BebaManno a 19:31 | link | commenti (3)
varie


Commenti
#1   23 Settembre 2007 - 23:16
 
Fermo restando che condivido gran parte delle tue ragioni, ma ai corsi di scrittura creativo preferisco quelli, per esempio, di redazione tecnica, perché vuoi sputtarti?
Non c'è già abbastanza gente in giro che non vede l'ora di poter cogliere un'opportunità per farlo?
O vuoi forse dire che bisogna giocare d'anticipo? Anche così, però, mi sembra, francamente, un eccesso di onestà intellettuale.
:-)


L.-
utente anonimo

#2   24 Settembre 2007 - 08:31
 
il corso non era propriamente di scrittura creativa. Infatti ho messo questa parola fra ( ). Alcuni dei partecipanti hanno scritto racconti, il mio era piuttosto un tentativo di scrivere riflessioni sull'identità culturale e linguistica. Scrittura, in generale. Il motivo per cui ho scelto questo workshop è stato, fra l'altro, perché l'associazione olandese traduttori e interpreti prevede corsi di "continuing professional education". Corsi che, ovviamente, non ci sono. Se ci sono, sono superficiali o per principianti (le risorse del traduttore, etc....). Ho dovuto arrangiarmi con quello che ho trovato ;-). Ed è stata una bella esperienza. Alcuni dei partecipanti erano studenti che facevano un dottorato di ricerca in qualche disciplina scientifica, c'era una "travel writer" e una copywriter. E naturalmente gli aspiranti scrittori, che non avevano mai letto un libro. La parte più interessante era quella chiamata "thin-slicing" (il termine è di Malcom Gladwell), e sai che cosa ho scoperto? Che sarei una bravissima editor. ;-)
utente anonimo

#3   24 Settembre 2007 - 08:51
 
E niente paura. Non ho intenzione di diventare una scrittrice. :-)
utente anonimo

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