Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

08/10/2007

Post amaro

Mi fa giustamente notare la gentilissima collega Claudia di Palermo che forse dovrei segnalare la Bustina di Eco sulla traduzione. Eccola qui, per dovere di cronaca.

L'unica cosa positiva di quest'articolo è che lo leggeranno in molti perché scritto da Eco, ma purtroppo neanche l'autore sa aggiungere nulla di nuovo sull'argomento.
I traduttori letterari e non sono umiliati, offesi, sfruttati e sottopagati. Lo sappiamo già. Ne possiamo discutere in lungo e in largo, ma le cose per il momento non cambiano.
Enfin, ....

Postato da: BebaManno a 16:36 | link | commenti (4)
traduzione, articoli


Commenti
#1   09 Ottobre 2007 - 09:41
 
Come tanti altri prima di lui che hanno discusso l'argomento, non mi sembra di ricordare che il professor Eco si sia mai cimentato con una traduzione. Questo, ovviamente, non lo rende meno autorevole, ma ne limita probabilmente la prospettiva. Ho appena letto la citazione di uno dei principi fondanti del marketing secondo cui "one way to measure the size of an industry is by the number of analysts covering it". "Size", secondo un affermato cliché, in quest'ambito è sinonimo di "importanza" e, nella "Bustina" citata, anche il professor Eco, ancora una volta, prende in esame la sola traduzione editoriale che, probabilmente ignora, le poche ma affidabili indagini di settore stimano non rappresenti più del 5% del mercato.

Da uno studioso del suo calibro mi aspetterei un'analisi economica del fenomeno un po' più attenta. Potrebbe, per esempio, soffermarsi sul fatto che, per gli editori, il libro è un prodotto redditizio e che quello editoriale è l'unico caso in cui calcolare la redditività (il notorio ROI) di una traduzione ha un senso immediato e concreto. Potrebbe soffermarsi anche sul fatto che, ciò nonostante, ai traduttori raramente viene offerta la possibilità di essere remunerato in base alle vendite e che la maggior parte accetta di buon grado un compenso "a stralcio". Potrebbe fare qualche riflessione in più, magari più acuta, sul fatto che questo è ancora un mestiere in stragrande maggioranza svolto da donne, e trattato come "donnesco", e che a questo aspetto potrebbe collegarsi il "doppiolavorismo" che sbaglia a stigmatizzare solo puntando il dito contro il collega docente disonesto. Questo, magari, andrebbe rimproverato "tout court" per una mancanza di etica che quasi certamente non si limita a esprimere solo nello sfruttamento di uno studente "stupido" (complimenti).

Non è il compenso a rendere migliori o peggiori i traduttori e le traduzioni, ma la capacità che i primi hanno di condursi secondo le regole di un'attività economica, per la quale i luoghi comuni servono a poco.

Insomma, "Dire quasi la stessa cosa" non è esattamente indimenticabile, anche se è considerato, non del tutto a torto, visto proprio l'autore, e la povertà di testi italiani in materia, un "must" in quasi tutte le scuole e le facoltà di traduzione italiane, ma questa "Bustina" solleva il dubbio che il professor Eco non conosca quanto dovrebbe l'argomento di cui tratta o, quanto meno, che lo tratti con una superficialità che non gli fa onore.



Luigi Muzii
utente anonimo

#2   09 Ottobre 2007 - 13:36
 
Caspita, traduttore lo è eccome, basti pensare agli esercizi di stile di Queneau!
Mi limito a fare una piccola osservazione alle parole di Luigi. Non è che noi si accetti "di buon grado" il compenso a stralcio, è che purtroppo non siamo ancora una controparte così forte da poterci opporre agli editori in sede di trattativa, e questi hanno buon gioco nel rifiutarci di riconoscerci le royalties. A quando uno sciopero dei traduttori come hanno fatto i colleghi norvegesi?

anna
utente anonimo

#3   09 Ottobre 2007 - 14:19
 
Ooops! Credevo l'avesse tradotto Stefano Bartezzaghi, ma forse ce n'è un'altra edizione anteriore a quella del 2005 che mi sono perso.

Quanto agli scioperi, serve ricordare che Eco è del 1932 ed è uno dei migliori rappresentanti della nostra gerontocrazia? Credo possano permetterselo lui e, forse, il collega disonesto, mentre dubito che possano farlo gli altri 20000 traduttori, circa, soprattutto quelli, in special modo "tecnici", che di traduzione vivono.

A proposito, alla "Bustina" di Eco è seguita un'opinione di Scalfari (1924), altrettanto gustosa.


Luigi Muzii
utente anonimo

#4   09 Ottobre 2007 - 22:52
 
Wow, I managed to read all of it. I agree, nothing new there. A bit strange, even. But I was very impressed at the German president attending the translators conference. :-)
utente anonimo

Commenti
 

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