Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

12/10/2007

Finalmente?

Vertaalkosten Europese octrooien eindelijk omlaag, annuncia il titolo dell'articolo pubblicato su Elsevier.nl. Ovvero: finalmente calano le spese per la traduzione dei brevetti europei.

L'articolo si riferisce a questo documento, appena approvato, a quanto pare, dal senato francese, per cui entro breve le spese di traduzione dei brevetti potranno essere ridotte... della metà. Perché il London Agreement potesse entrare in vigore, doveva essere approvato da almeno otto paesi. Grazie alla Francia, e soprattutto all'esimio professor Alain Pompidou, ora le aziende in paesi come la Svizzera, la Germania, l'Inghilterra (ma non l'Italia e la Spagna), potranno iniziare a risparmiare sul serio.

Secondo l'EPO, per fare tradurre un brevetto da registrare in sette paesi (Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Francia, Svizzera e Olanda) si spendono in media 7.000 euro.

7.000 euro: meglio non farsi in conti in tasca.

Postato da: BebaManno a 12:18 | link | commenti (1)
traduzione, articoli


Commenti
#1   12 Ottobre 2007 - 15:45
 
La cosa "curiosa" è che la Francia ha opposto resistenza per sette anni, per poi accettare il solito contentino sciovinista di vedere il francese tra le tre lingue dell'EPO.
In verità l'accordo ratifica una situazione de facto, in cui la stragrande maggioranza dei brevetti è già depositata solo in inglese. La "seconda" lingua è il tedesco, mentre il francese è marginale, ma molto molto marginale.
Gli spagnoli si erano opposti ancor più fieramente dei francesi agli accordi di Londra sostenendo che escludere lo spagnolo (che è la terza lingua del mondo) avrebbe solo favorito i grandi gruppi multinazionali europei, in primis la Philips.
A me, da italiano, basterebbe vedere un po' più di brevetti, anche non necessariamente come all'epoca del Moplen, e ancora mi stupisco per la rinuncia della FIAT al brevetto sul common rail. I brevetti sono senz'altro un limite alla concorrenza, ma danno l'idea della vitalità di un paese.
Per qualche commento in più suggerisco la lettura di un interessante articolo di Don De Palma sul blog di Common Sense Advisory: i 7.000 euro sono davvero niente...
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