Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

08/11/2007

Il granchio di Einaudi

In quest'articolo su La Stampa, lo slavista Vittorio Strada racconta di come Einaudi, per pigrizia od ostracismo politico, scelse di non pubblicare il Dottor Zivago di Pasternak, che invece fu pubblicato con grande successo da Feltrinelli.

Chi parla è Vittorio Strada, il più agguerrito slavista italiano, storico e teorico della letteratura russa, cui ha dedicato una grande opera, edita in sei volumi da Fayard in Francia e parzialmente tradotta in Italia da Einaudi. A cinquant'anni di distanza, per la prima volta ritorna su un caso editoriale che scosse il mondo, e cerca un'ipotesi sulle ragioni per cui Einaudi si lasciò sfuggire il capolavoro di Pasternak. Non ci fu dunque, professore, un rifiuto politico? «Non lo penso. Fu piuttosto una mancanza di tempestività, un deficit di organizzazione. Per cui quando si misero in moto i diritti erano già stati acquisiti da altri». Però il clima politico non era favorevole alla pubblicazione. «Certo che no. Ci fu una vera concentrazione di pressioni su Giangiacomo Feltrinelli perché non pubblicasse Il dottor Zivago. Intervennero personalmente Palmiro Togliatti e Rossana Rossanda, si diceva anche Pietro Ingrao».


Altro scoop storico di Giangiacomo Feltrinelli fu quello di portare in Italia due copie del ritratto di Che Guevara, scattato da Alberto Korda, di utilizzarlo per poster, magliette, borse, cappellini e item vari, senza pagare mai un centesimo di royalty.

Postato da: BebaManno a 12:37 | link | commenti
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