"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio
Alleluia in bicicletta
Ewoud Sanders scrive una rubrica dal titolo Woordhoek (angolo delle parole) per il quotidiano olandese NRC Handelsblad.
In uno dei suoi ultimi articoli spiega una parola, di cui io, onestamente, non conoscevo neanche l'esistenza, nonostante si riferisse al mezzo di trasporto più diffuso da queste parti: Hallelujafiets. Halleluja = Alleluia, fiets = bicicletta. La parola indica, secondo Sanders, le biciclette usate dai membri dell'Esercito della Salvezza, ma anche un tipo di bicicletta con un manubrio molto alto, per cui le braccia del ciclista rimangono sollevate, ...proprio come il gesto che si dovrebbe fare quando si dice alleluia. Sinceramente preferisco la prima spiegazione.
Sempre seguendo questo tema, scopro che esiste anche la Jesusfiets (Jesus = Gesù), una bicicletta con telaio profondo e manubrio molto alto, adoperata dai preti che devono guidarla indossando il sottanone (si vedono raramente). Ma per confondere le acque, qualcuno chiama questo modello weduwefiets, bicicletta da vedova.
Altro modello meno religioso, ma più popolare e divertente è la ligfiets, una bicicletta da guidare quasi sdraiati. Oppure la bakfiets, con o senza tettoia, comoda per trasportare i pargoli anche nel traffico più atroce. Per finire la vouwfiets, una bicicletta pieghevole e abbastanza instabile grazie alle ruote piccole.

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