Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

01/03/2005

Ufficio

Sarà concidenza, sarà telepatia, sarà la configurazione astrale, ma oggi sono rimasta piacevolmente sorpresa e divertita nel leggere il post del MdS sulla vita in ufficio.

Io ho iniziato la mia carriera di traduttrice lavorando in-house presso un'agenzia di traduzione/istituto di lingue il cui nome inizia per B. Ero una cosiddetta millepiedi (duizendpoot): traduttrice, contabile, insegnante, marketing manager, segretaria, telefonista e responsabile per il pranzo calvinista di 5 persone (panini al formaggio e un quarto di siero di latte, caffè o tè a scelta). L'ufficio, per usare un eufemismo, era una stanza larga 2,15 metri e lunga 5. Una sola finestra, davanti alla quale stava seduto il Centre Manager. Io avevo la vista sul muro bianco. Niente computer per me, ma macchina da scrivere (elettrica, questo sì). Dopo tre mesi mi hanno dato un PC, marca Laser, WP 5.1 (quella con lo schermo blu). Senza modem.

Dovevamo pretendere di avere a disposizione tutta la tecnologia state-of-the-art che ancora non era stata inventata e un'intera squadra di traduttori in-house che traducevano nelle lingue più esotiche nella stanza accanto, perché i clienti richiedevano la massima riservatezza e la massima cura per i propri documenti. E quindi mentivamo, tanto che stava per diventare una seconda natura. Me ne sono andata prima di arrivare al punto di non ritorno.

Perché questo lungo racconto? Perché, proprio in questi giorni, oltre al post di Luisa Carrada mi sono capitati due libri fra le mani, che parlano della vita in ufficio: 21 dog years. A cube dweller's tale di Mike Daisey e Le mirabolanti avventure di Beatini di Mario Conti.

Chi ama le cose nostrane preferirà sicuramente il secondo personaggio, l'ispettore del lavoro Beatini, angosciato dalla sua grigia esistenza ed esperto di carta a carbone.

C'è un'altra cosa che qualifica ed infiora lo spirito burocratico che aleggia sulle nostre azioni, sui nostri pensieri e sulle opere.
Trattasi di innocente foglio di carta. Non è come tutti gli altri: esso discende da una stirpe nobile e meritoria, che ha fornito ad intere generazioni la magia della riproducibilità.

Nel vademecum del buon ispettore c'è una prescrizione intangibile: accanto ai cosiddetti input (volgarmente detti frontespizi delle pratiche), in compagnia die contratti collettivi che serviranno a rinfrescare memorie imprevvisamente ottuagenarie, in prossimità del telefono cellulare, fedele e tranquillizzante compagno in grado di favorire l'immediato intervento delle forze dell'ordine ove le tue capacità non riescano a fronteggiare la fuga di un clandestino colto in flagranza, mai dimenticare di inserire in borsa un esemplare di carta a carbone. Esso servirà a dominare il tempo, ad evitare inutili duplicazioni di segni grafici. Potrà sporcarti un p o' le mani, ma il tuo non è lavoro per ballerine. Vuoi mettere la comodità di far nascere dal nulla un eccellente verbale, la soddisfazione nel sentirti artefice di un parto gemellare?

Ma per chi, come me, ha iniziato la propria vita lavorativa in un paese del freddo Nord, il racconto dei tre anni che Mike Daisey ha passato ad Amazon.com contiene molti elementi noti. Le giornate di formazione

"AMAZON.COM IS CALLED AMAZON.COM BECAUSE THE AMAZON IS THE EARTH'S LARGEST RIVER, AND WE ARE THE EARTH'S LARGEST STORE. OUR GOAL IS TO PROVIDE THE MOST CUSTOMER-CENTRIC EXPERIENCE IN HISTORY FOR THIS ENTIRE PLANET."
I don't know how management types at Amazon succed to speaking in capital letters and in boldface, but they do.

la passione per gli articoli di cancelleria (che si portano a casa di nascosto fino ad accumulare scorte gigantesche nell'armadio), la troppa caffeina, i clienti maleducati e quelli lunatici, il fanatismo, la finzione:

I picked up the first rule of many I would learn during my time at Amazon: The illusion that something has momentum and drive is as valuable as having momentum and drive. This led to an instant corollary: You can create something from nothing, if you spin it correctly.

Sounds familiar?

Postato da: BebaManno a 20:21 | link | commenti


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