"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio
Rosi Braidotti, Soggetti nomadi, 1995
"Nella cultura di fine millennio che cresce intorno a noi si ritiene quanto mai importante, e di una serietà che ha del sacrale, il valore fondante delle lingue madri. In questa nuova Europa che è teatro di tutti i suoi vecchi problemi sull'onda di un micidiale ritorno del represso, in questa fortezza etnocentrica, l'ideale della madrelingua è più forte che mai e va ad alimentare il rinato ed esacerbato senso dei nazionalismi e localismi che segnano questo momento della nostra storia."
"Il poliglotta osserva la situazione con estremo distacco critico. Poiché è una persona in transito tra le lingue, non è né qui né là, è in grado di guardare con sano scetticismo alle identità fissate una volta per tutte e alle lingue madri. In questo senso, il poliglotta è una variante sul tema della coscienza critica nomade. Essere tra le lingue rappresenta un vantaggio per la decostruzione dell'identità."
"Non esistono lingue madri. Solo luoghi linguistici che si assumono come punti di partenza. Il poliglotta non possiede una lingua nativa, ma molte linee di transito, di trasgressione. [...] Una specie di caparbietà polimorfa accompagna la capacità del poliglotta di scivolare fra le lingue, rubando tracce acustiche qua, dittonghi là, in un continuo fanciullesco gioco canzonatorio. [...] Il migliore regalo che si può fare a chiunque, ma soprattutto ad un poliglotta? Una parola nuova, una parola che lei/lui non conosce ancora."

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