"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio
Dan Brown: plagiario o punk? - Riflessione scherzosa durante una pausa caffè
<pausa caffè>
Anni fa, quando ero ancora una giovane e innocente universitaria, lavoricchiavo per un pubblicitario, creatore (diceva lui) dello slogan: "Ibis è la mortadella". Il pubblicitario in questione aveva preso l'abitudine di gridare "Che plagio!" ogni volta che il verbo essere alla terza persona singolare veniva usato da altri in payoff e slogan vari.
Me ne sono ricordata oggi leggendo un articolo su Dan Brown accusato di plagio. Ma il cosiddetto plagiarism per alcuni scrittori è un metodo creativo. Basti pensare all'incredibile self-confessed plagiarist Kathy Acker, esponente del movimento punk degli anni Ottanta e autrice dell'ottimo In Memoriam to Identity (sconsigliato ai deboli di stomaco, di cuore e d'animo):
Plagiarism is a touchy word among writers, but Kathy's whole art was based on the idea of plagiarism -- the appropriation and reworking of existing texts. It certainly wasn't anything she did secretly. She talked openly about appropriation as a way of putting existing texts into a new context, revealing subtle meanings that were inherent, but hidden, in the original.
Questa, a mio modestro parere, dovrebbe essere la difesa del povero Dan Brown. Del resto, come definire altrimenti uno scrittore che ha il coraggio di iniziare il proprio libro con la parola Renowned?
</pausa caffè>

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