Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

13/07/2006

La disciplina marziale della parola

Essendo io una di quelle persone che hanno la risposta pronta tre mesi dopo essere stata offesa, qualche tempo fa avevo acquistato La nobile arte dell'insulto di Liang Shiqiu, tradotto impeccabilmente e commentato in profondità da Gianluca Magi.
Caso strano (ma non troppo), Liang Shiqiu non era solo un letterato, ma anche lessicografo e traduttore, che si occupò, tra l'altro, di far conoscere Shakespeare ai suoi connazionali. Dopo un soggiorno di tre anni in America, tornò in Cina dove scrisse questo trattatello.

Visti gli insulti che echeggiano qua e là nei giornali in questi giorni e per chi volesse cimentarsi in quest'arte, riporto qui brevemente i principi da seguire.

1.  Conoscere se stessi, conoscere gli altri: prima di offendere qualcuno, fate attenzione a poter parare i colpi. Forse i vizi di cui lo accusate, sono anche i vostri?

2. Non insultare chi non è al nostro livello: se la persona che vogliamo insultare è di un livello superiore, potrebbe non reagire minimamente alle nostre offese. Sarebbe quindi energia sprecata. Se il bersaglio è una persona rozza e con finezza di comprensione minima, potrebbe non capire le nostre insinuazioni. Altro spreco d'energie.

3. Sapersi fermare al momento giusto: altrimenti si rischia di essere considerati maligni e sadici.

4. Colpire di fianco, attaccare obliquamente: non gridiamo "ladro" a chi ci ha rubato qualche cosa. Usiamo, invece, degli eufemismi.

5. Mantenere un contegno pacato: chi sbraita è di solito privo d'ingegno.

6. Servirsi di espressioni e maniere eleganti: "Quando si rivolgono insulti al nostro interlocutore è poi assolutamente indispensabile non avere alcuna necessità di coinvolgere la moglie o qualcuno dei suoi parenti, [...]. E' opportuno essere estremamente prudenti nel tirare in ballo le persone in rapporto di parentela col nostro avversario. Anche perché una delle inevitabili conseguenze è quella per cui non saremo da lui certo dispensati dall'essere contraccambiati con la stessa moneta." [pgg 30-31]

7. Ritirarsi per avanzare: fingere di piegarsi.

8. Presupporre e stare in agguato: controllare gli insulti dell'avversario per smorzarne l'effetto.

9. Fare molto con pochi argomenti: adescare l'avversario in modo da conoscerne i punti deboli e poi sferrare il colpo.

10. Allearsi ai lontani per attaccare i vicini: non insultare più di una persona alla volta, per evitare di essere sommersi, a nostra volta, da una cascata di insulti.

Ma la cosa più importante è decidere quali battaglie vogliamo combattere:

"Chi merita di essere insultato?
Chi non merita di essere insultato?
Questa è l'alternativa.
L'intento di questo modello fondamentale di scelta è talmente etico che chiunque lo segue sino in fondo giunge a sentire necessità alcuna di insultare chicchessia.
"[pag. 3]

Inutile dire che questo riassunto non fa assolutamente giustizia alla ricchezza filosofica e linguistica di questo bellissimo libro.

Oltre alla versione italiana, il trattato di
Liang Shiqiu è disponibile in una traduzione inglese datata 1949, ad opera di un certo William B. Pettus, missionario, e definita da Magi "parziale e infelice". 

Postato da: BebaManno a 14:27 | link | commenti (1)
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Commenti
#1   14 Luglio 2006 - 15:41
 
Davvero interessante. Sembra quasi il manuale ideale per destreggiarsi in mailing list e blog particolarmente accesi e rissosi (ogni tanto, in passato, alcuni dei principi elencati io credo pure di averli inconsapevolmente seguiti, ma non sempre con buon esito :-)), anche se la soluzione migliore resta sicuramente quella di astenersi e girare bene al largo.
utente anonimo

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