Guest blogger: Emilio Brizzi
Leopoldo Carra, L’estate muore, Ponte alle Grazie (di prossima pubblicazione)
Se leggere ci trasporta e rende partecipi di mondi e tempi diversi dalla nostra esperienza, l’uscita di un romanzo ambientato nella propria città natale e negli anni in cui il protagonista vive la sua giovinezza contemporanea alla nostra non può mancare di suscitare curiosità speculari, anche quando l’autore non sia un caro compagno di scuola, perso di vista da anni. Immaginatevi poi la concomitanza di tutte queste circostanze. Finalmente le memorie della nostra generazione sono giunte alle stampe e possiamo affrontare l’esperienza emotiva di confonderci con il protagonista, restando noi stessi, in qualche misura, senza traslazioni. Non è questa la remota Parigi di Hemingway, e nemmeno l’esotica California di Kerouac o la Torino di Pavese, ma l’Emilia di Enrico (alias Leopoldo Carra), un giovane laureato in letteratura, preso nelle incertezze del primo impiego – classico precariato – e in quelle dei primi amori. Non tanto dissimile dall’esperienza di tutti, ma ugualmente una rivelazione sensibile raccontata con uno stile disinvolto e sciolto – glissante, per citare uno dei tanti bellissimi verbi – con momenti brillanti nei dialoghi e pittoriche azzeccatissime descrizioni di luce e di atmosfera locale. Chi scrive questa storia ricca di accenti autobiografici non è però un giovane confuso, ma un letterato erudito, che ha saputo stemperare anni di esperienza editoriale in un racconto fresco e commovente, una fusion di influenze e di emozioni che toccheranno anche chi non sa cosa siano i Paolotti.