"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio
Trattate i vostri dizionari come trattate i vostri figli?
The Old Dictionary (primo link della pagina) è un racconto di Lydia Davis, ex moglie di Paul Auster, traduttrice di Proust, Foucalt e altri scrittori francesi, oltre che scrittrice nominata per il National Book Award 2007.
Da un'intervista a Salon:
Do you think about writing another novel?
I have plans for a very long book which will be a novel in the form of a French Grammar, I think. And it's going to be long and have many parts to it like a grammar book that's used to translate things. It's something that I have to work on. I tend to work on it while I'm translating. I take little notes -- again, of things that occur to me. I usually let things come to me instead of me going to them.
Michael Silverblatt (il Bookworm di KCRW) ha un'intervista con questa scrittrice dallo stile estremamente conciso (alcuni dei suoi racconti sono lunghi un paragrafo).
Il granchio di Einaudi
In quest'articolo su La Stampa, lo slavista Vittorio Strada racconta di come Einaudi, per pigrizia od ostracismo politico, scelse di non pubblicare il Dottor Zivago di Pasternak, che invece fu pubblicato con grande successo da Feltrinelli.
Chi parla è Vittorio Strada, il più agguerrito slavista italiano, storico e teorico della letteratura russa, cui ha dedicato una grande opera, edita in sei volumi da Fayard in Francia e parzialmente tradotta in Italia da Einaudi. A cinquant'anni di distanza, per la prima volta ritorna su un caso editoriale che scosse il mondo, e cerca un'ipotesi sulle ragioni per cui Einaudi si lasciò sfuggire il capolavoro di Pasternak. Non ci fu dunque, professore, un rifiuto politico? «Non lo penso. Fu piuttosto una mancanza di tempestività, un deficit di organizzazione. Per cui quando si misero in moto i diritti erano già stati acquisiti da altri». Però il clima politico non era favorevole alla pubblicazione. «Certo che no. Ci fu una vera concentrazione di pressioni su Giangiacomo Feltrinelli perché non pubblicasse Il dottor Zivago. Intervennero personalmente Palmiro Togliatti e Rossana Rossanda, si diceva anche Pietro Ingrao».
Altro scoop storico di Giangiacomo Feltrinelli fu quello di portare in Italia due copie del ritratto di Che Guevara, scattato da Alberto Korda, di utilizzarlo per poster, magliette, borse, cappellini e item vari, senza pagare mai un centesimo di royalty.
Eco e la bruttezza
Il Village Voice pubblica una recensione del libro di Umberto Eco, Storia della Bruttezza, che in inglese è ovviamente diventato On Ugliness.
Ecco uno stralcio:
Umberto Eco is 75 and has entered the autumnal stage of intellectual renown when publishers sell his books with his name rather than his actual writing. He is not yet the factory of anthologies that Harold Bloom has become. But like On Beauty, Eco's previous well-packaged venture into aesthetics, much of On Ugliness is a collection of quotes from writers— Aristotle, Dante, Milton, Kafka, Sartre—who are even bigger brands than he is.
As a historical survey of our responses to horror, this format is fine so long as you don't expect the semiotician-cum-novelist to spend much time analyzing these matters. The muddled relationships between ugliness and evil, physical and moral deformity, dread and mockery of ugliness he's content to leave muddled, pointing out simply their conjoined ancestry.
Tempo fa, parlando con la collega olandese che aveva tradotto il volume precedente, Storia della Bellezza, le ho chiesto che cosa ne pensasse. La sua risposta è stata: "Eco è ossessionato dalle tette".Keats, l'autunno e Roma
Nel Blog del Guardian, Shirley Dent propone una rilettura della poesia To Autumn di John Keats.
E se andate o siete già a Roma, fate una passeggiata autunnale e visitate la casa a Piazza di Spagna (palazzo d'angolo a sinistra, se date le spalle alla scalinata) in cui Keats e Shelley soggiornarono nel 1820 circa. Poche stanze, ma ricche d'atmosfera, come ho scoperto di persona l'estate scorsa.
Ecco una modesta anteprima.
Tutta colpa di Babel Fish
When indignant officials at the Dutch foreign ministry received an email from a group of Israeli journalists that began, "Helloh bud, enclosed five of the questions in honor of the foreign minister: The mother your visit in Israel is a sleep to the favor or to the bed your mind on the conflict are Israeli Palestinian," they might perhaps have guessed what had happened.
Sadly, they did not. Nor did the follow-up questions ("Why we did not heard on mutual visits of main the states of Israel and Holland, this is in the country of this" and "What in your opinion needs to do opposite the awful the Iranian of Israel") enlighten them. And now, according to the Jerusalem Post, the aforementioned journalists' planned fact-finding trip to the Netherlands as guests of the Dutch government is in jeopardy. "How could this email possibly have been sent?" an anguished Israeli diplomat asked the paper. "These journalists have sparked a major, major incident."
Il resto qui.
Introducing ... il Calvino olandese
Jess Row, autore di una raccolta di blandi racconti dal titolo The Train to Lo Wu, tesse le lodi dello scrittore olandese Cees Nooteboom.
Why is it not acceptable, for example, for me to write "the novelist Cees Nooteboom," without having to attach that ubiquitous appendage, "the Dutch novelist Cees Nooteboom"? Because we assume his novels express some trace or essence of Dutchness, some distinct, if ineffable, coloring that makes them necessarily different from German, Swedish, Danish, or, for that matter, Japanese novels? Because, as readers, we resist the idea of an undifferentiated world culture, dominated by instantly recognizable (primarily American and European) brands, i.e., "Things go better with Philip Roth"? These are difficult, perhaps even slightly ridiculous, questions, but they are entirely relevant, as it happens, to the work of Cees Nooteboom. In the United States, Nooteboom is thought of—if he's thought of at all—as a writer of whimsical, cerebral, postmodern fables, not unlike Calvino, Nabokov, or Milan Kundera. His narratives often have a tricky, self-reflexive quality, at pains to remind us that storytelling is a fallible and self-interested human act. But he is also a master portrayer of restlessness and aimless wandering, in its late capitalist, jet-fueled, turn-of-the-millennium guise. Lost Paradise, his new novel, lends a poetic and even spiritual cast to this feeling of homelessness, without taking itself too seriously; it constructs a wry portrait of two ruined civilizations meeting and perhaps creating something new.
Il resto dell'articolo è qui.
In italiano i libri di Nooteboom sono stati pubblicati soprattutto da Iperborea.
A British Indian primary school student has astonished his teachers by learning to speak an incredible 10 languages besides English.Arpan Sharma, 10, speaks French with flair, German with ease and can hold a lengthy conversation in Swahili. His Spanish is quite impressive and so is his Italian. Apart from his mother tongue Hindi, Arpan also speaks Thai, Polish and Chinese and is currently studying the difficult Lugandan language of Uganda [...].
Questa notizia d'estrema importanza ha fatto rapidamente il giro del mondo.
A volo d'uccello
Mentre qualcuno ancora pensa che la rivoluzione degli ebook sia alle porte, c'è chi perde tempo con Google e i suoi sfiziosissimi e inutili tool. Oh, e anche il progetto di Google Books potrebbe subire qualche rallentamento.
Una sfilata di link
Una storia molto carina su come una madre è riuscita a far crescere il figlio bilingue, ovvero l'importanza del mondare i piselli.
Pettegolezzi e delusioni alla Fiera del Libro di Francoforte.
Books must roll, devono aver pensato i fondatori di BookMooch. E l'idea non è niente male.
Due nuove malattie: ringxiety e fauxcellarm.
Svelato il significato di quei simboli misteriosi che si trovano nei manuali di elettronica.
Steven Pinker, di nuovo. Nonostante il tono da smarty pants, è sempre una lettura irresistibile.
Finalmente?
Vertaalkosten Europese octrooien eindelijk omlaag, annuncia il titolo dell'articolo pubblicato su Elsevier.nl. Ovvero: finalmente calano le spese per la traduzione dei brevetti europei.
L'articolo si riferisce a questo documento, appena approvato, a quanto pare, dal senato francese, per cui entro breve le spese di traduzione dei brevetti potranno essere ridotte... della metà. Perché il London Agreement potesse entrare in vigore, doveva essere approvato da almeno otto paesi. Grazie alla Francia, e soprattutto all'esimio professor Alain Pompidou, ora le aziende in paesi come la Svizzera, la Germania, l'Inghilterra (ma non l'Italia e la Spagna), potranno iniziare a risparmiare sul serio.
Secondo l'EPO, per fare tradurre un brevetto da registrare in sette paesi (Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Francia, Svizzera e Olanda) si spendono in media 7.000 euro.
7.000 euro: meglio non farsi in conti in tasca.
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