"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio
A British Indian primary school student has astonished his teachers by learning to speak an incredible 10 languages besides English.Arpan Sharma, 10, speaks French with flair, German with ease and can hold a lengthy conversation in Swahili. His Spanish is quite impressive and so is his Italian. Apart from his mother tongue Hindi, Arpan also speaks Thai, Polish and Chinese and is currently studying the difficult Lugandan language of Uganda [...].
Questa notizia d'estrema importanza ha fatto rapidamente il giro del mondo.
A brilliant woman
SOMETIMES we turn to ritual to find peace in the solemnity of routine, in the comfort of regular practice. But occasionally we turn to ritual for another reason: because our favorite activities are just too embarrassing to do in public. My obsession, reading textbooks on foreign languages and memorizing obscure grammatical detail, is ritual of the latter persuasion. Not to put too fine a point on it, but if I did it in public, I wouldn’t have any friends. But if I didn’t do it at all, then I couldn’t tell you that Ancient Greek had a noun declension for objects found in pairs. Like shoes, or maybe breasts. And what fun would I be, then?
Questo è solo l'inizio del divertentissimo articolo
Julian Barnes e i blog
Se fossero solo i giornalisti italiani a parlare male dei blog, ma a quanto pare anche il brillante Julian Barnes non è esattamente thrilled.
Traduzioni impossibili
Racconta Adam Roberts, autore sci-fi e traduttore di Jules Verne:
But when I checked the 1877 translation against the original my heart sank. It was garbage. On almost every page the English translator, whoever he, or she, was (their name is not recorded), collapsed Verne's actual dialogue into a condensed summary, missed out sentences or whole paragraphs. She or he messed up the technical aspects of the book. She or he was evidently much more anti-Semitic than Verne, and tended to translate what were in the original fairly neutral phrases such as "...said Isaac Hakkabut" with idioms such as "...said the repulsive old Jew." And at one point in the novel she or he simply omitted an entire chapter (number 30) - quite a long one, too - presumably because she or he wasn't interested in, or couldn't be bothered to, turn it into English.
What I thought was going to be a few days' work turned into a great wodge of new translation. It took me ages.
L'articolo è sul blog del Guardian, insieme a una rivalutazione dell'opera di Verne.
A proposito di Helen DeWitt
Se avete cliccato sul link del post precedente, sapete che uno dei miei libri preferiti è The Last Samurai. L'autrice, Helen DeWitt, tiene un bellissimo blog: Paperpools.
Blogger prodighi
Hagit Rozanes è tornata nella blogosfera con ben due blog, uno in ebraico e uno in inglese.
Anche il blogger dietro a Uncle Jazzbeau's Gallimaufrey è tornato a scrivere, questa volta su Epea Pteroenta.
Professionisti della localizzazione
Oltre a tutta la mia invidia (perché sono professionisti con i controfiocchi), i colleghi del Gruppo L10N si meritano un post a parte.
Come si legge sul sito, "il Gruppo L10N è un gruppo di lavoro senza scopo di lucro costituito nel giugno del 2002 da professionisti della localizzazione con l'obiettivo di contribuire alla divulgazione della disciplina e costituire un competence center italiano sulla materia."
Sul sito si trova una miriade di informazioni che faranno felici i bistrattati traduttori tecnici; per es., un elenco dei software più utilizzati per la localizzazione (CAT tools, grafica, terminologia, ecc...), pubblicazioni (fra gli ultimi documenti, l'interessante tesi di laurea di Monica Colasante, "La formazione dei prezzi nei servizi di traduzione"), informazioni sul master sull'internazionalizzazione e la localizzazione di software, un blog, un lungo elenco di risorse, ...e il resto ve lo lascio scoprire da soli.
Linguaggio della blogosfera
La OUP ha monitorato il vocabolario usato dai blogger e i risultati sono più che deludenti. Le parole usate più frequentemente dai blogger di lingua inglese sono:
blogger
blog
stupid
me
myself
my
oh
yeah
ok
post
stuff
lovely
update
nice
shit
Secondo il giornalista John Moore del Guardian non c'è da meravigliarsi:
Unlike private diaries, which can contain every filthy detail of your life, from adulterous liaisons, bodily leakage and what you'd really like to do to the boss - which can be lapped up after you're too dead to care - blogs are immediately in the public domain. Imagine if Alan Clark or Kenneth Tynan had been electronic? Blogs are, so far at least, a harmless outlet for little rants, solipsism and general information.
I blogger che si sentono chiamati in causa, tengano però presente che prima di diventare scrittore e giornalista, John Moore faceva parte di The Jesus and Mary Chain.
Le storie dietro le parole
Le racconta Charles Hodgson, la voce dietro a Podictionary e autore di Carnal Knowledge di prossima pubblicazione. Provatelo, è più o meno come sfogliare a caso il dizionario. I podcast (ogni giorno uno diverso) sono divertenti, informativi, curiosi e della giusta durata.
Leggere il mondo attraverso i traduttori
Con il progetto Reading the World le case editrici cercano di attirare l'attenzione del pubblico su opere letterare internazionali. Qui i libri scelti per quest'anno.
E sempre nell'ambito di RTW, Scott Esposito, blogger, critico e altro, di Conversational Reading, inzia una serie di interviste con i traduttori dei libri scelti. Le prime due interviste sono state condotte con le traduttrici Karen S. Kingsbury (Love in a Fallen) e Katherine Silver (Paradise Travel).
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