Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

08/11/2007

Eco e la bruttezza

Il Village Voice pubblica una recensione del libro di Umberto Eco, Storia della Bruttezza, che in inglese è ovviamente diventato On Ugliness.

Ecco uno stralcio:

Umberto Eco is 75 and has entered the autumnal stage of intellectual renown when publishers sell his books with his name rather than his actual writing. He is not yet the factory of anthologies that Harold Bloom has become. But like On Beauty, Eco's previous well-packaged venture into aesthetics, much of On Ugliness is a collection of quotes from writers— Aristotle, Dante, Milton, Kafka, Sartre—who are even bigger brands than he is. 

As a historical survey of our responses to horror, this format is fine so long as you don't expect the semiotician-cum-novelist to spend much time analyzing these matters. The muddled relationships between ugliness and evil, physical and moral deformity, dread and mockery of ugliness he's content to leave muddled, pointing out simply their conjoined ancestry.

Tempo fa, parlando con la collega olandese che aveva tradotto il volume precedente, Storia della Bellezza, le ho chiesto che cosa ne pensasse. La sua risposta è stata: "Eco è ossessionato dalle tette".

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24/10/2007

Recensioni flash (alcune letture degli ultimi mesi)

Cormac McCarthy, The Road
Triste tentativo di imitare Faulkner (perché poi imitarlo?). Osceno nelle descrizioni dei feti allo spiedo e dei corpi mutilati. Atmosfera da Mad Max e finale hollywoodiano.

Edwige Danticat, Brother, I'm Dying
Stupendo. Semplice e commovente.

Junot Diaz, Drown
Bellissimi racconti, pieni di machismo e insicurezza, ambientati nella comunità dominicana del New Jersey.

Isabella Chiari, Introduzione alla linguistica computazionale
Nonostante l'argomento, il libro è di facile lettura. Essenziale.

Carlos Ruiz Zafón, L'ombra del vento
Meglio lasciar perdere.

K.E.M. Murray, Caught in the web of words
Le disavventure di James Murray, lessicografo dell'OED. Avvincente.

David Weinberger, Everything is Miscellaneous
Vale la pena leggerlo, anche solo per il capitolo sull'arbitrarietà e inutilità dell'ordine alfabetico.

J. Coetzee, Diary of a bad year
Lo stile di Coetzee non delude mai, la sua precisione lascia sempre di stucco. La struttura di questo romanzo è probabilmente ground-breaking. Ma la storia dell'uomo anziano che si innamora della ragazza giovane l'abbiamo già letta.

Mohsin Amid, The reluctant fundamentalist
Bellissimo, provocatorio e incompreso.

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21/09/2007

Shorter Oxford English Dictionary

Come abbiamo ormai imparato, a settembre/ottobre le nuove edizioni spuntano come i funghi.

Postato da: BebaManno a 09:49 | link | commenti (1)
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20/09/2007

Link vari

Archivio di Wired for Books: tutti gli autori intervistati da Don Swaim nel corso di molti anni.

Lo Zingarelli 2008 è stato definito dall'editore stesso "un'edizione rivoluzionaria". Sinceramente occupare mezzo disco con il Dizionario di Tommaseo e Bellini non è molto interessante, né molto utile. Perché non hanno aggiunto, invece, qualche nuova funzione di ricerca sfiziosa?

Il prossimo libro che ho intenzione di leggere.

Pensare ad alta voce:

The way we misspeak is endlessly interesting, but not because it is a sign of bad habits or unconscious feelings. Rather, interruptions and mistakes result from one of the fundamental properties of language, its linearity. Because speech is timebound and words can come only one after the other, the way we stall, stumble and start again provides clues to the way we render thought with sound. Indeed, what is stilted, stuttered and slipped on illuminates how we retrieve words from memory, how we plan ahead of speech, how we unite meaning and intonation in real time, and how we acquire language in the first place.

Eskimo Dictionary.

Postato da: BebaManno a 17:49 | link | commenti (4)
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14/09/2007

Fra moglie e marito

Nell'ultimo podcast del Guardian, l'incredibile Germaine Greer parla del suo ultimo libro, dedicato ad Anne Hathaway, la moglie di Shakespeare.

Qui la recensione del libro.

Postato da: BebaManno a 09:22 | link | commenti (2)
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13/09/2007

Traduzioni impossibili

Racconta Adam Roberts, autore sci-fi e traduttore di Jules Verne:

But when I checked the 1877 translation against the original my heart sank. It was garbage. On almost every page the English translator, whoever he, or she, was (their name is not recorded), collapsed Verne's actual dialogue into a condensed summary, missed out sentences or whole paragraphs. She or he messed up the technical aspects of the book. She or he was evidently much more anti-Semitic than Verne, and tended to translate what were in the original fairly neutral phrases such as "...said Isaac Hakkabut" with idioms such as "...said the repulsive old Jew." And at one point in the novel she or he simply omitted an entire chapter (number 30) - quite a long one, too - presumably because she or he wasn't interested in, or couldn't be bothered to, turn it into English.

What I thought was going to be a few days' work turned into a great wodge of new translation. It took me ages.

L'articolo è sul blog del Guardian, insieme a una rivalutazione dell'opera di Verne.

Postato da: BebaManno a 08:38 | link | commenti (4)
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12/09/2007

Pinkerismo

In occasione del nuovo libro di Steven Pinker, The Stuff of ThoughtThe NY Sun pubblica una recensione a firma di Seth Lerer.

Per darvi un'idea di che cosa potete aspettarvi:

Mr. Pinker has written so much on this subject, and his work has been the object of so much debate, that one may wonder why we need another 400-plus page book on the matter. "The Stuff of Thought" adds little to the intellectual edifice of Pinkerism. It does, however, furnish that edifice's rooms with popular examples, political and social implications, and reflections on the ways in which we all use language every day. There are extended chapters on swearing and obscenity, discussions of metaphor and figurative expression in literature and popular culture, and ruminations on the social codes of conversation.

Some of this material is fascinating. I was particularly struck by the discussion of "indirectspeech": why we often make requests or indicate desire in oblique ways. "Would you like to come up for coffee," has become an indirect request for sex. "I was wondering if you could pass the guacamole," has become a polite way of saying, "Pass the guacamole." Politeness and desire compel us to speak and write in subtle ways, and Mr. Pinker's sensitivity and knowledge make his account far more substantive than those of other writers on this matter.

Su Google potete guardare e ascoltare un'intervista con Pinker. Se non avete letto neanche uno dei suoi libri, The Language Instinct è un ottimo punto di partenza. Traduzione italiana: L’Instinto del linguaggio: Come la mente crea il linguaggio, Mondadori, 1998.


Postato da: BebaManno a 13:15 | link | commenti
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26/08/2007

Macchine da scrivere

Sebbene io abiti in una casa con quattro computer desktop e due laptop, conservo ancora con grande cura anche la mia collezione di penne stilografiche Esterbrook e Sailor, la mia macchina da scrivere Olympia Traveller de Luxe, acquistata per 70 mila sudate lire e con cui ho scritto la mia tesi di laurea, oltre a una rumorosissima Rover con alfabeto russo, che si è rivelata utile per le mie prime traduzioni.

NPR Books ha messo online un programma dedicato alla macchina da scrivere attraverso i secoli, sui compositori che hanno usato la macchina da scrivere come strumento musicale, sul perché continuiamo ad essere affezionati a questo strumento.
Non dimenticate di cliccare sui link della sezione Related Stories, in fondo alla pagina.

Qui un brevissimo brano su Henry James che scopre la macchina da scrivere.

Da strumento a strumento, questo è un articolo su Isaac Pitman e la penna da lui usata per creare il sistema di stenografia ancora oggi in uso (incredibile, ma vero!).





Postato da: BebaManno a 09:59 | link | commenti
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29/07/2007

Le storie dietro le parole - II

Ne avevo accennato poco più di un mese fa. E tre giorni or sono è arrivata con la posta la mia copia di Carnal Knowledge di Charles Hodgson, più di 200 pagine in cui sono contenuti tutti i termini inglesi relativi alle diverse parti del corpo umano, anche le più piccole.
Il sottotitolo A Navel Gazer's Dictionary of Anatomy, Etymology, and Trivia non fa giustizia a questa incredibile raccolta terminologica, suddivisa in sette capitoli: Arms and Hands, The Face, The Head, The Torso, per i più birichini Below the Belt, Legs and Feet, e Body-Related Words.

Il libro affianca termini tecnici, che forse interessano di più i traduttori medici fra di noi e altri addetti ai lavori (fra l'altro, lo sapevate che conjunctiva è in uso in inglese dal 1543 circa e le sue origini risalgono al termine grammaticale conjunctive?), a espressioni curiose come widow's peak (la punta che i capelli formano sulla fronte), satyr point (pensate alle orecchie appuntite di alcuni personaggio di Star Trek) e Cupid's Bow (il contorno del labbro superiore) per i romantici.

Anche le storie di vocaboli di uso comune, come face, non deludono. Forse, come me, non sapevate che face è entrata nella lingua inglese piuttosto tardi, intorno al 1290, e che prima si usavano parole come leer (intorno al 700) o neb (897) Termini più moderni per la faccia sono countenance, physiognomy, visage, e, ancora più alla moda, kisser e mug.

Se volete scoprire qual è la parola inglese più antica, che cosa significa gam, che cos'era un timberdoodle, chi può vantarsi di essere callipygian (non molti), dove si trova il funny bone, o se volete soddisfare altre curiosità carnali, non perdetevi questo libro. Potete iniziare dalla primissima pagina o sfogliarlo alla ricerca di piccole delizie etimologiche. E' stato accertato che, grazie al suo stile leggero e informativo, anche i non addetti ai lavori (come il signor Manno) possono passare intere serate a leggerlo senza mai annoiarsi.

Carnal Knowledge, che ha richiesto ben 5 anni di lavoro, verrà pubblicato i primi di agosto. Per seguire le avventure del suo autore visitate NavelGazerDictionary.com

Postato da: BebaManno a 12:24 | link | commenti
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23/07/2007

Riflessioni e pecche di un lessicografo

Più che esaustivo, più che appassionante, più che indispensabile. Il libro di Sidney I. Landau, Dictionaries. The Art and Craft of Lexicography, dovrebbe diventare la bibbia per tutti i traduttori e linguisti. Sebbene incentrato principalmente sui dizionari monolingue inglesi per native speakers (generali, collegiate, specialistici, etimologici, dei sinonimi e dei contrari, thesaurus), questo libro contiene anche spunti di riflessione utili per gli svantaggiati stranieri che fanno uso di un vocabolario bilingue.

Per di più Landau si lancia qua e là in alcune sorprendenti riflessioni, che, sospetto, poco o nulla hanno a che fare con la lessicografia:

"In every endeavor one finds people who have violated all the formal rules of preparation for success, yet defy all predictions - and confound their more traditional competitors - by excelling. Remote probability is an avenue of discovery, and though often fruitless, such statistically invisible efforts may add up in the aggregate, as particles of matter in the vastness of the universe are said collectively to have more mass than all the heavenly bodies combined, to something grander than well attested generalization." (pagina 116)

Unica pecca, una certa riluttanza tecnologica:

"A book has portability and a solid independent existence. It is not plugged into anything. It is more satisfying to read black print on white paper than to read electronic images against a backlit background. The text of a book is also more accessible, to my way of thinking, than an electronic database, because unless one has created all the programs of the database one really doesn't know by what means the text can be fully explored, whereas everyone who has experience in reading books understands perfectly how to exploit the content of a book." (pagina 97)

Un'affermazione che mi delude, e non poco. Da qualche anno uso esclusivamente dizionari su CD (se disponibili, ovviamente) e non mi ci è voluto molto a scoprirne i vantaggi. Occupano poco posto. Si consultano rapidamente (soprattutto se uno  ricorre a Virtual CD o simili). Consentono di cercare secondo diversi parametri. Ben chiusi nella custodia, non si impolverano mai. Li metti nella borsa. Non pesano nulla. Nella maggior parte dei casi sono facili da usre e/o sono completi di opuscolo che ne spiega le diverse funzionalità.

Unica richiesta, qualora qualche programmatore stia leggendo: una funzione che mi consenta di aggiungere le mie note. Così come una volta scrivevo sul margine bianco della pagina di un dizionario, ora vorrei una piccola finestrella in cui inserire i miei appunti. E nello spirito della cultura della generosità, sarebbe bello poter scambiare con altri note e commenti sulle varie voci.

Postato da: BebaManno a 19:32 | link | commenti (1)
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