Taccuino di traduzione

"Più la storia s'avvicina ai nostri tempi, e più alle fusioni di due civiltà attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni." Cesare Pavese, Il mestiere di vivere: 1940, 11 gennaio

12/11/2007

Trattate i vostri dizionari come trattate i vostri figli?

The Old Dictionary (primo link della pagina) è un racconto di Lydia Davis, ex moglie di Paul Auster, traduttrice di Proust, Foucalt e altri scrittori francesi, oltre che scrittrice nominata per il National Book Award 2007.

Da un'intervista a Salon:

Do you think about writing another novel?

I have plans for a very long book which will be a novel in the form of a French Grammar, I think. And it's going to be long and have many parts to it like a grammar book that's used to translate things. It's something that I have to work on. I tend to work on it while I'm translating. I take little notes -- again, of things that occur to me. I usually let things come to me instead of me going to them.

Michael Silverblatt (il Bookworm di KCRW) ha un'intervista con questa scrittrice dallo stile estremamente conciso (alcuni dei suoi racconti sono lunghi un paragrafo).

Postato da: BebaManno a 21:06 | link | commenti
libri, interviste, traduzione, articoli, podcast

07/11/2007

Tutta colpa di Babel Fish

When indignant officials at the Dutch foreign ministry received an email from a group of Israeli journalists that began, "Helloh bud, enclosed five of the questions in honor of the foreign minister: The mother your visit in Israel is a sleep to the favor or to the bed your mind on the conflict are Israeli Palestinian," they might perhaps have guessed what had happened.

Sadly, they did not. Nor did the follow-up questions ("Why we did not heard on mutual visits of main the states of Israel and Holland, this is in the country of this" and "What in your opinion needs to do opposite the awful the Iranian of Israel") enlighten them. And now, according to the Jerusalem Post, the aforementioned journalists' planned fact-finding trip to the Netherlands as guests of the Dutch government is in jeopardy. "How could this email possibly have been sent?" an anguished Israeli diplomat asked the paper. "These journalists have sparked a major, major incident."

Il resto qui.

Postato da: BebaManno a 10:32 | link | commenti (1)
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12/10/2007

Finalmente?

Vertaalkosten Europese octrooien eindelijk omlaag, annuncia il titolo dell'articolo pubblicato su Elsevier.nl. Ovvero: finalmente calano le spese per la traduzione dei brevetti europei.

L'articolo si riferisce a questo documento, appena approvato, a quanto pare, dal senato francese, per cui entro breve le spese di traduzione dei brevetti potranno essere ridotte... della metà. Perché il London Agreement potesse entrare in vigore, doveva essere approvato da almeno otto paesi. Grazie alla Francia, e soprattutto all'esimio professor Alain Pompidou, ora le aziende in paesi come la Svizzera, la Germania, l'Inghilterra (ma non l'Italia e la Spagna), potranno iniziare a risparmiare sul serio.

Secondo l'EPO, per fare tradurre un brevetto da registrare in sette paesi (Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Francia, Svizzera e Olanda) si spendono in media 7.000 euro.

7.000 euro: meglio non farsi in conti in tasca.

Postato da: BebaManno a 12:18 | link | commenti (1)
traduzione, articoli

08/10/2007

Post amaro

Mi fa giustamente notare la gentilissima collega Claudia di Palermo che forse dovrei segnalare la Bustina di Eco sulla traduzione. Eccola qui, per dovere di cronaca.

L'unica cosa positiva di quest'articolo è che lo leggeranno in molti perché scritto da Eco, ma purtroppo neanche l'autore sa aggiungere nulla di nuovo sull'argomento.
I traduttori letterari e non sono umiliati, offesi, sfruttati e sottopagati. Lo sappiamo già. Ne possiamo discutere in lungo e in largo, ma le cose per il momento non cambiano.
Enfin, ....

Postato da: BebaManno a 16:36 | link | commenti (4)
traduzione, articoli

02/10/2007

Guest blogger: Luigi Muzii

La Giornata Mondiale della Traduzione


Dal 1991, anno in cui fu silenziosamente istituita, la giornata mondiale della traduzione (International Translation Day) si è sempre tenuta il 30 settembre, per San Girolamo. In passato, la FIT la celebrava con tutti gli onori, invitando gli organismi nazionali aderenti ad essa a fare altrettanto. Quest'anno celebrazioni non ce ne sono state, tranne i Pow-Wow, per la verità un po' tristi, promossi da ProZ.
La FIT, però, ha emesso un comunicato stampa, in due lingue, in cui ricorda che la traduzione è un mestiere rischioso. L'AITI  fa ancora meglio, il giorno dopo, pubblicando un rimando alle due paginette di comunicato della FIT. Probabilmente, in tutto il mondo, traduttori e interpreti assumono rischi terribili, ma di sicuro, e almeno non in Italia, quello di esporsi in favore dell'intera categoria. Viene da chiedersi, allora, perché quella di traduttore sia una "professione ancora poco riconosciuta e spesso considerata secondaria" nonostante "i delicati aspetti socio-culturali, politici ed etici" connessi al suo esercizio. Forse perché della moltitudine di "professionisti" in giro per il mondo, ad avere conoscenza dell'esistenza della giornata mondiale della traduzione saremo qualche decina, e tra questi, molti, come me, per ricordarsene avranno dovuto annotarla nell'organizer.
Tuttavia, la riflessione ancor più triste che viene da offrire in questo caso è: a chi importa? A chi si dovrebbe aver cura di far sapere dell'esistenza della giornata mondiale della traduzione, delle associazioni di categoria che dovrebbero adeguatamente celebrarla, dei "professionisti" che in occasione di essa dovrebbero orgogliosamente far sentire la propria voce, di un mestiere che alcuni, tra il dileggio e l'orgoglio, definiscono
il secondo più antico del mondo?
La giornata mondiale della traduzione dovrebbe servire a promuovere in tutto il mondo il mestiere e il ruolo del traduttore, ma come si fa a crederci, quando si elegge a protettore un santo osteggiato dalla stessa Chiesa cattolica che ne riconobbe il lavoro solo dieci secoli dopo la sua morte?

Postato da: BebaManno a 09:38 | link | commenti (1)
varie, traduzione

13/09/2007

Io non sono una risorsa!

Un cosiddetto cliente scrive di sua iniziativa:

[...]
Nu hebben we ook gezien dat je tot nu toe nog niet (veel) voor ons gewerkt hebt, maar daar kunnen we natuurlijk wel verandering in proberen te brengen. We zijn altijd op zoek naar goede nieuwe resources, dus het zou zomaar kunnen dat we binnenkort een beroep op je willen doen.

Traduzione:
[...] Abbiamo visto anche che fino ad ora non hai lavorato (molto) per noi (*), ma naturalmente a questo proposito possiamo cercare di cambiare le cose. Siamo sempre alla ricerca di nuove e buone risorse, quindi entro breve potremmo chiamarti.





Postato da: BebaManno a 17:14 | link | commenti
varie, traduzione

06/09/2007

Intervista a Murakami

Il blogger Selfdivider traduce generosamente un'intervista ad Haruki Murakami pubblicata su una rivista coreana. Dato che Murakami raramente concede interviste e visto che molti di noi non parlano coreano o giapponese, ecco i link alle prime tre parti: 1 - 2 - 3.

Un'anteprima:

L: You finally translated The Great Gatsby, after preparing for years and years.

M: Yes. I was thirty-four years old at the time. I promised myself to translate The Great Gatsby as best as I can, before I turned sixty. I still have a few years to go until I reach sixty, but I finished the translation of The Great Gatsby last October. I heard that in ten days of publication, 140,000 copies were sold. I think there were many readers who were waiting for the translation.

L: How would you criticize your translation of The Great Gatsby, objectively speaking?

M: I think I did well. There are five or six translations of The Great Gatsby in Japan, but my version is probably the best one.

L: Where does such confidence spring from?

M: There’s no need to think about it. It’s a fact. As I was translating, I carefully thought about which Japanese words or phrases would substitute well for the original Fitzgerald version. It was an excruciating process, but fun at the same time.

Postato da: BebaManno a 13:23 | link | commenti (1)
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04/09/2007

Il pressapochismo della folla

L'articolo Web 2.0: the end of organized localization as we know it?, pubblicato nell'ultimo numero di Multilingual a firma di Ultan Ó Broin (che oltre a essere membro del comitato editoriale della rivista, lavora anche per Oracle), farà venire a molti l'amaro Averna in bocca. Perché Ó Broin vede e prevede l'avvento della social translation.

Nel mondo del Web2.0, in cui il content cambia e si rinnova alla velocità della luce, il tradizionale processo di traduzione deve lasciare il posto alla social translation, la traduzione fatta da utenti volontari (si veda Google e Wikipedia), che, con una serie di tools e applicazioni fornite dal cliente, localizzano un contenuto, sia per spirito collaborativo sia per sogni di gloria.

I vantaggi per le aziende sono chiari, se di vantaggi si può parlare.
La social translation avviene online, in tempo reale. Comporta meno costi, ovviamente, e consente una più rapida penetrazione sui diversi mercati. Data la velocità con cui il content si rinnova, si farà a meno della terminologia organizzata (sembra quasi un crimine) mentre il controllo qualità è il dominio del cliente. A questo proposito
Ó Broin crede ingenuamente e ciecamente nella saggezza della folla di cui parlava James Surowiecki nel 2004, ovvero la superiorità della saggezza collettiva.

"The wisdmon of crowds à la James Surowiecki means that bad translations will be driven out by good immediately, just like on Wikipedia. Don't like that term or translation? Hell, change it yourself. Now."

Nel paesaggio del Web2.0, caratterizzato dalla cultura della generosità e della partecipazione collettiva, si aggirano qua e là dei dinosauri.


"Naturally, some traditional localization will continue to exist. The public sector and intragovernmental customers with their unaccountable, irrelevant masses of meaningless contend (and budgets) - not to mention such market-distorting obscenities as the translation effort required by the war in Irak - won't go away soon. But these examples will be the uncool Web1.0 cases that will attract only the lazy, bureaucratic-minded and real-world-ignorant as a source of careers and research."

Ha torto Ó Broin quando dice che la social translation la farà da padrona? Pensiamoci un momento.
Quanti fotografi professionisti sono spuntati come funghi grazie a Flickr? Quanti blogger da un giorno all'altro sono stati pubblicati e definiti scrittori? Quanti hanno imparato a progettare siti al liceo e si definiscono ora web designer? Quanti hanno frequentato un corso di scrittura online per poi chiamarsi copy/editor/content manager, senza conoscere l'esatta ortografia di po'? (No, non ci vuole l'accento!) Chi contribuisce a Wikipedia o al Wikizionario?

Nel web2.0 l'importante è partecipare. Occorre solo una buona reputazione virtuale. E quella è facile da ottenere.

Buttiamo dalla finestra professionalità, specializzazione, collaborazione equa e concorrenza basata sulla qualità.

Saggezza della folla? Direi piuttosto pressapochismo.

Aggiunta: grazie a Luigi Muzii, fra l'altro per avermi segnalato l'articolo.

Postato da: BebaManno a 19:34 | link | commenti (3)
varie, traduzione, articoli, riviste

10/08/2007

Professionisti della localizzazione

Oltre a tutta la mia invidia (perché sono professionisti con i controfiocchi), i colleghi del Gruppo L10N si meritano un post a parte.

Come si legge sul sito, "il Gruppo L10N è un gruppo di lavoro senza scopo di lucro costituito nel giugno del 2002 da professionisti della localizzazione con l'obiettivo di contribuire alla divulgazione della disciplina e costituire un competence center italiano sulla materia."

Sul sito si trova una miriade di informazioni che faranno felici i bistrattati traduttori tecnici; per es., un elenco dei software più utilizzati per la localizzazione (CAT tools, grafica, terminologia, ecc...), pubblicazioni (fra gli ultimi documenti, l'interessante tesi di laurea di Monica Colasante, "La formazione dei prezzi nei servizi di traduzione"), informazioni sul master sull'internazionalizzazione e la localizzazione di software, un blog, un lungo elenco di risorse, ...e il resto ve lo lascio scoprire da soli.


Postato da: BebaManno a 12:33 | link | commenti (1)
varie, traduzione, articoli, linguistica, italiano, blogs

08/08/2007

Scalfarotto, le uova nel paniere e l'inglese di Di Pietro

L"ennesima solfa: chi parla meglio l'inglese? Potete leggerlo qui e qui.

Postato da: BebaManno a 08:40 | link | commenti (2)
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